Foibe: IO NON DIMENTICO

Dopo anni, troppi anni,di vergognoso silenzio e indifferenza, domani, 10 Febbraio,si commemorano, finalmente, le vittime dei bastardi comunisti mafiosi:i morti delle Foibe.
Dall’anno 2005 il giorno 10 Febbraio, data del trattato di Parigi del 1947 in cui si assegnò gran parte della Venezia Giulia e la città di Zara alla Jugoslavia,
è dedicato alla commemorazione dell’eccidio delle Foibe.
Che cosa sono le foibe? In Natura le foibe, il cui nome signifca fossa ma
che di fatto indicano profondi inghiottitoi,sono cavità di origine naturale con un ingresso a strapiombo,tipo caverne o pozzi, tipiche delle regioni carsiche e istriane.
E sono le tombe di circa diecimila italiani uccisi dai bastardi partigiani comunisti, jugoslavi e non, tra il 1943 e il 1947.
Molti non erano morti quando furono scaraventati negli inghiottitoi.
Non solo italiani: le vittime tedesche furono forse ancora più numerose!
69 mila furono trucidate dai titini, 200 mila gli esuli e i deportati nei campi di concentramento slavi nel 1945.
Stessa sorte per ungheresi, croati, ma soprattutto gli indigeni ostilial regime.
E di questo, chissà perchè a scuola si parla molto poco, vero?
Non nelle mie classi….Nelle mie classi si insegna TUTTA la storia, anche quuella che a qualche mente mediocre e ignorante riuslta scomoda ricordare.
Subito dopo la firma dell’armistizio con gli alleati dell’8 Settembre 1943, annunciato da Badoglio, i partigiani comunisti slavi, e non solo diciamolo pure, scatenano tutta la loro infamia e violenza contro i fascisti e tutti gli italiani non comunisti, ma anche antifascisti che non approvavano quel regime e si opponevano all’annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia.
Li dichiarano ” nemici del popolo”.
Così i kompagni partigiani  massacrano, violentano,torturano, affamano e infine gettano nelle foibe circa un migliaio di persone,vive o già morte.
Per cominciare.
Si può solo immaginare l’orribile morte di chi vi è stato gettato dentro VIVO!
Altre persone muiono nelle prigioni per gli stenti e le torture subite.
Ben 200 mila furono, infatti, i deportati nei campi di concentramento jugoslavi.
Tra le vittime di queste efferate violenze si ricordano:
Norma Cossetto, medaglia d’oro al valore civile, di cui parlerò domani;
le tre sorelle Radecchi: Fosca, Caterina e Albina,violentate, seviziate per giorni
dai kompagni partigiani e gettate vive nelle Foibe ( due di loro, ad una
spararono in testa); don Angelo Tarticchio, anche lui seviziato e torturato dai partigiani comunisti. Quanto fu ritrovato il suo corpo era completamente nudo. Sulla testa aveva conficcata una corona di spine e i genitali, tagliati via provabilmente mentre era ancora vivo, gli erano stati messi in bocca.
Ora i kompagni partigiani sono quelli che cercano di non offendere gli islamici….
Nel 1945, quando  la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria le
vomitose truppe del dittatore comunista Tito scatenano tutto il loro odio contro gli italiani: vengono gettati nelle foibe fascisti, persone di chiesa ( da sempre odiati dai kompagnucci senza Dio), cattolici,liberaldemocratici, socialisti….
Ma anche numerosissime donne, anziani e BAMBINI.
L’odio dei comunisti non  ha risparmiato nemmeno i bambini.
Una carneficina che non conosce nessuna pietà e nessun limite: un’orrenda pulizia etnica voluta dal bastardo dittatore Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia tutti coloro che non si sottomettevano al comunismo.
Come fece anche Che Guevara, tanto idolatrato dagli ignoranti che osano perfino chiamarlo eroe alla faccia dei morti nei gulag!
La persecuzione contro i non comunisti prosegue fino al 1947,alla definizione dei confini tra Italia e Jugoslavia.
Ma non finisce per Dalmati e Istriani.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1947 appunto,Istria e Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia.
Un incubo per chi non era comunista!
Trecentocinquantamila persone fuggono da quelle regioni e cercano rifugio in Italia: ma la sinistra italiana, oggi tanto accogliente con profughi di tutto il mondo, terroristi compresi,non dimostra nessuna solidarietà e voglia di aiutarli.
Non capivano, i poveri trinaricuti, come si potesse fuggire dalla meravigliosa dittatura comunista slava alleata di mamma Russia!
Il partito comunista italiano fece di tutto e di più per dare una visione distorta e giustificare le azioni dei kompagni jugoslavi ( non sono mai cambiati….),fino a chiamare i profughi “fascisti in fuga” per screditarli agli occhi degli altri italiani.

Così scriveva il kompagnuccio Piero Montagnani su l’Unità,
cartaccia del p.c.i il 30 Novembre del 1946:

« Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo
coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città, non sotto la
spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di
libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti
liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato
rifugio nelle città e vi sperperano

le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune,
non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci
pane e spazio che sono già così scarsi.»

Provate a pensare come parlano adesso, i trinariciuti!
Troppo a lungo la sinistra italiana ha taciuto le atrocità dei comunisti, titini e non, e la triste questione degli esuli!
Ricordo con disgusto che codesto assassino, Tito, ha vie in cui capeggia il suo nome: uno che ha ucciso bambini, donne e anziani.
Come se ci fossero vie dedicate ad Hitler!
Ma si sa che per i trinariciuti i morti hanno un solo colore…..
Alla faccia degli esuli e dei loro figli e nipoti a cui viene calpestata ogni giorno la memoria dei propri cari.
Impossibile stilare un numero preciso delle vittime delle foibe: si stima intorno alle 300/350 mila.
Per troppo tempo rimaste sepolte nell’oblìo della memoria!

Tra i pochissimi sopravvissuti delle Foibe ci sono:
Graziano Udovisi, Vittorio Corsi e Giovanni Radeticchio di cui riporto
la drammatica testimonianza pubblicata su La Prora nel 1946:

« Dopo giorni di dura prigionia, durante i quali fummo spesso selvaggiamente percossi e patimmo la fame, una mattina, prima dell’alba, sentii uno dei nostri aguzzini dire agli altri “facciamo presto, perché si parte subito”. Infatti poco dopo fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 k. Fummo sospinti verso l’orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, c’impose di seguirne l’esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me. La cavità aveva una larghezza di circa 10 m. e una profondità di 15 sino la superficie dell’acqua che stagnava sul fondo. Cadendo non toccai fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole “un’altra volta li butteremo di qua, è più comodo”, pronunciate da uno degli assassini. Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott’acqua schiacciandomi con la pressione dell’aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni e quattro notti consecutive, celato in una buca. Tornato nascostamente al mio paese, per tema di ricadere nelle grinfie dei miei persecutori, fuggii a Pola. E solo allora potei dire di essere veramente salvo. »
Ora finalmente hanno almeno un giorno del ricordo del loro assassinio.
E che vengano cancellati dalle vie e dalle piazze i nomi di tutti coloro che si sono sporcati le mani di sangue! Grazie!

 

 

 

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18 pensieri su “Foibe: IO NON DIMENTICO

  1. Mi viene da piangere e da vomitare.
    Com’è che si può arrivare a simili orrori?

    Il racconto di Giovanni Radeticchio non l’avevo mai letto, davvero incredibile.

    Piace a 1 persona

    • É davvero terribile. E ci sono ancora dei mentecatti sub umani dei centri sociali,sempre loro,che ogni anno rompono le targhe commemorative e partigiani rossi che ancora non si rendono conto di quello che hanno fatto. O peggio,se ne rendono conto e pensano ancora che sua giusto uccidere i fascisti e i non comunisti. Sempre perché loro sono quelli per la democrazia e la libertà di pensiero! Sapessi cosa farei a certi schifosi ipocriti…..

      Piace a 1 persona

  2. Certi orrori non hanno bandiere né colori…sono solo il frutto dell’odio di uomini verso altri uomini… l’eterna stupidità che ci contraddistingue… 😉

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  3. ROSARIO ZAPPALA'

    Le porcherie dei kompagni…
    quante ne hanno fatte in giro per il mondo e loro che si riempiono la bocca di valori,
    “rispetto per le donne”
    e poi guarda che esseri miserabili che sono
    e ancora oggi non è cambiato nulla, sono sempre i soliti vigliacchi
    Comprano figli in giro per il mondo
    ma loro le donne le rispettano…
    DISPREZZARLI è poco

    Piace a 1 persona

    • Rispettano le donne quegli schifosi? Ma se sono tutti per gli islamici! Hai visto le sinistrine femministe in Iran? TUTTE col velo! Brave! La Fallaci lo aveva strappato davanti a tutti

      Mi piace

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