Archivi del mese: aprile 2017

Felice Beltane!

Come ormai chi mi segue da un po’ sa che domani, 1 Maggio, per la mia Religione è un giorno di festa: festeggiamo Beltane, o  Beltaine o Rodmas, ovvero il Fuoco Luminoso.
Il nome della festa deriva dai fuochi propiziatori che si accendono in questo periodo e che illuminano l’inizio delle attività legate alla Terra, ma soprattutto dal fuoco della passione che ci pervade tutti.
E’ il momento della massima luce, gioia vitale e fertilità.
I fiori sbocciano, le vite nascono, gli uccellini cantano anche di notte….
E’ il momento di godersi appieno la vita e la Natura con tutti i suoi magnifici doni.
Io e mio marito ci siamo sposati proprio a Beltane e così facciamo festa doppia!
In questo periodo si celebrano i corteggiamenti, le unioni e soprattutto
l’Amore visto in tutte le sue prospettive: passione, desiderio, unione
carnale e spirituale.
Con Beltane si celebra la forza ed il risveglio della vita, la fertilità,
e l’unione sessuale diventa un’unione universale con il tutto, della
Terra con il Sole e l’Universo, della Dea con il Dio; l’unione di sacra di due cuori e due spiriti che diventano uno solo.
Per noi il sesso è molto importante, ma è molto diverso da come viene visto in generale nel mondo moderno: è un’unione Sacra che sancisce la completezza dell’Essere Spirituale e dell’Unione Completa, l’esperienza con il Divino.
La Donna è Sacra Dea, sempre, tutte le donne, portatrice del miracolo di generare la Vita; l’uomo, invece, nasce spiritualmente incompleto, senza la consapevolezza Divina.
E’ solo unendosi carnalmente alla Dea, alla Donna che ama, al Femminino Sacro, che potrà raggiungere la Conoscenza Divina e la Completezza spirituale.
Dall’unione con la Donna, e solo con Lei, l’uomo può arrivare a vedere la Dea.
Questo concetto non è solo della mia Religione, che è la più antica di tutte, nata con l’uomo, ma viene ripresa da parecchie altre Religioni, anche da quelle egizie, con il culto della Dea Iside, quelle Greche antiche, Induiste e Buddhiste, e viene chiamato anche Hieros Gamos ( dal greco: Matrimonio Sacro).
Il corpo e la mente si sono risvegliati ad Ostara, il giorno dell’Equinozio di Primavera, ed ora sono vivi, pieni di energia e di vigore: è tempo di fiorire, di sbocciare, di godersi
intensamente la bellezza della vita.
Noi festeggiamo decorando il nostro Albero di Beltane, che si trova in una radura in uno dei nostri boschi privati, con nastri colorati e ghirlande fiorite.
Poi accendiamo un bel fuoco grande vicino al lago delle anatre e delle oche, lontano da sterpi e arbusti, circondato da tanti altri piccoli fuocherelli che indicano la via per avere energia e per purificarsi.
E poi tanto buon cibo e vino, senza mai scordarci di condividerlo con i fratelli animali, e tutto questo per una settimana intera, fino al 6 Maggio.
Per fortuna che sono a casa in maternità!
Buon Amore a tutti voi!

 

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In ricordo di Sergio

Domani verrà commemorata, ovviamente non dai trinariciuti, la morte del giovane Sergio Ramelli, il diciottenne del Fronte della gioventù divenuto uno dei simboli della vigliaccheria antidemocratica e vomitosa dei comunisti italiani, il cancro della società.
Sergio venne assassinato a colpi di chiave inglese dai soliti schifosi rossi il 29 aprile del 1975.
Morì dopo una terribile agonia durata quarantotto terribili giorni.
Insieme a lui si ricordano anche Carlo Borsani e Enrico Pedenovi martiri della destra milanese. Ma chi era Sergio Ramelli? La sua triste storia spiega bene quale sia il “pensiero” ottuso e violento dei comunisti, da estirpare il prima possibile.

Sergio era un semplice ragazzo che quarant’anni fa, negli anni ’70, a 19 anni, osava avere idee di Destra.
Apparteneva al Fronte della Gioventù, la parte giovanile dell’MSI. Per questo fu perfino costretto a lasciare la scuola in cui studiava chimica, il Molinari di Milano, e finire
gli studi privatamente.
Eppure non era un fanatico fascista nè un picchiatore, come quelli di sinistra vogliono dipingere tutti quelli che sono di Destra, ma uno studente con idee diverse dalla massa belante, e un po’ più sveglio,che in un tema in classe, reso pubblico
dalla bacheca della scuola, aveva scritto la verità: cioè che gli appartenenti alle Brigate Rosse erano dei terroristi. Perchè è solo questo che sono quelle merde sub umane!
Questo segnò la sua condanna a morte!
Venne aggredito davanti a casa sua da un commando di sinistra chiamato Avanguardia Operaia che con gli operai non c’entravano proprio un bel niente: erano infatti codesti vigliacchi figli di ricchi borghesi,studenti universitari mantenuti da papà, con stupide ideologie trapiantate nel cervellino!
Tanti contro uno solo: così fanno i vigliacchi senza onore, quelli che presi uno per volta si cagano nelle braghe costose.
Il povero Ramelli oppose una coraggiosa resistenza, ma cosa può fare un
ragazzo da solo contro una banda di decerebrati imbevuti d’odio, ignoranza e armati?
Un bel niente!
Lo massacrarono di botte, gli spaccarono la testa con una chiave inglese spappolandogli il cervello senza un minimo di pietà.
Sergio Ramelli morì dopo 48 lunghi giorni d’agonia in un
letto d’ospedale a soli 19 anni.
Per aver avuto il coraggio di esprimere il proprio pensiero ed essere fedele alle proprie idee.
Gli assassini vennero processati soltanto dieci anni dopo.
Peccato che furono condannati solamente in primo grado per omicidio preterintenzionale! Solo altri due anni dopo venne riconosciuto l’omicidio volontario!!!
Ma solo in due finirono il galera con l’aggiunta di altri reati, tanto per non smentirsi: gli altri restarono tranquillamente liberi, condannati a pene alternative.
Alla notizia della morte di Sergio Ramelli uno dei suoi assassini, un certo Giuseppe Ferrari Bravo, tranquillizzò i suoi compagni ricordando loro che nei cortei si urlava “morte ai fascisti” e che quindi era più che giusto uccidere un fascista!
Non era certo un reato! D’altronde era questo che
insegnavano certe stampe giornalistiche, pseudo insegnanti e pseudo intellettualoidi di sinistroso pensiero.
D’altonde solo due anni prima a Roma, nel quartiere popolare di Primavalle, un altro gruppo di giovani sinistroidi, di Potere Operaio, incendiò la casa di un netturbino, quindi operaio, perchè apparteneva all’MSI.
Gli assassini scrissero sulla strada ” giustizia proletaria”dopo aver dato fuoco alla casa di uno che proletario lo era davvero.
Nel rogo morirono due dei suoi figli: Virgilio Mattei, di 22 anni e il fratellino Stefano,un bambino di soli 8.
Prima di morire bruciato vivo il fratello più grande, Virgilio, venne fotografato mentre chiedeva aiuto per sè e per il fratellino.
Quella foto fece il giro del mondo.
Oggi qualcuno perferisce dimenticarsela.
I bastardi criminali furono tutti assolti da giudici criminali come loro!
Andarono a festeggiare nella villa di Fregene di uno di loro che di proletario aveva solo la scritta sulla bandierina! A loro si unirono tra gli altri ( riporto da fonti giornalistiche tra cui Il Giornale):
Albero Moravia, Dario Fo con Franca Rame, Dario Bellezza, Renato Schifano, Ruggero Guarini (che ricorderà l’episodio con non poca vergogna, vent’anni dopo).
Brindarono a champagne la morte di un bambino e di suo fratello.
Questi erano gli anni ’70, gli anni in cui io sono nata, in Italia: un paese in mano alla ricca borghesia che si divertiva a fingersi colta, intellettuale e dalla parte dei proletari per adescare mentucce e sottometterle al proprio pensiero, alla loro dittatura schifosa.
E chi non era d’accordo doveva morire, anche i proletari se di Destra, tutti quelli che non erano si sinistra !
Tutto era lecito pur di sottomettere la gente alla nuova dittatura.
E come credete che siamo messi oggi? E’ cambiato qualcosa?
Proprio i giorni precedenti la commemorazione di Sergio Ramelli nel 2015
l’Anpi meneghino richiamava a raccolta gli “antifascisti” con questo messaggio:
“Non è più tollerabile che Milano debba assistere ogni 29 aprile
alla parata nazifascista che da anni deturpa la nostra città.
Abbiamo rivolto un forte appello alle pubbliche autorità perché
quest’anno non si ripeta questa grave offesa”…..
firmato Comitato Permanente Antifascista contro il Terrorismo
per la Difesa dell’Ordine Repubblicano.ili
A Reggio Calabria la Curia aveva perfino vietato la celebrazione della messa in memoria di Benito Mussolini e le vittime fasciste.
Motivazione? Riporto pari pari dalla nota ufficiale emessa
dalla curia:

“pur essendo lecito celebrare la Santa Messa in suffragio dei defunti,
per l’occasione, è necessario che la Celebrazione venga sospesa per la strumentalizzazione della stessa per fini politici”.

Già, meglio far inchinare la Madonna davanti alla casa di un mafioso…..
Eppure tutti i morti sono uguali davanti a Dio o sbaglio?
E mentre i colti sinistroidi bruciano librerie di Destra come la
Ritter di Milano, a Pescara il sindaco piddino Marco Alessandrini si
“dimenticava”di un poeta e scrittore come Gabriele D’Annunzio.
Già nel 2014 codesto sindaco aveva avuto premura di eliminare l’effige
del poeta da qualsiasi cosa pubblica: dalle lettere al materiale
cartaceo, dai manifesti al logo “Pescara città dannunziana” del sito
web del Comune; l’ha tolta perfino dai taxi.
In Lombarida il consigliere regionale pd Onorio Rosati non aveva
partecipato al giorno della memoria per le vittime delle Foibe.
Motivazione? Boooooo!!! Avrà avuto il cagotto?
Il consigliere, comunale pd di Orvieto, tale Tiziano Rosati (saranno
mica parenti?), ha definito il massacro delle foibe una” mitologia italiana:“la celebrazione menzognera delle foibe cui stiamo assistendo si inquadra in una più
ampia campagna di denigrazione della resistenza”.

E qualcuno nega che siamo sotto una sporca dittatura???
In Italia chiunque ha diritto di esprimere le proprie idee: comunisti, islamici, ebrei, mafiosi…..ma non quelli di Destra! A noi cercano in tutti i modi di tappare la bocca!
Si vede che facciamo ancora molta paura a chi ha la coscienza molto sporca…..
E badate bene: con Destra non s’intende Fascismo come vogliono farvi credere gli idioti trinariciuti!
Ritengo ci sia ancora molto da fare…..
Io faccio la mia parte nelle scuole, chiunque non voglia essere
manipolato e vivere sotto un regime violento e falso faccia la sua.

La storia di Sergio si può leggere nella graphic novel Sergio Ramelli: Quando uccidere un fascista non era reato edita da Ferrogallico con testi di Marco Carucci, disegni di Paola Ramella e prefazione del giudice Salvini che sarà in libreria da domani, quarantaduesimo anniversario della morte.
Riporto da Il Giornale:
«In quel processo – ha detto l’onorevole Ignazio La Russa durante la presentazione di ieri alla Camera dei deputati – ho avuto l’onore di sostenere la parte civile, difendendo la mamma di Ramelli ma in realtà la storia di un’intera generazione. Almeno questo è stato l’intento mio e suo». Inutile, ha raccontato La Russa, l’invito a Giuliano Pisapia, «per cui è venuta meno l’opportunità di un dibattito che poteva avere un solo significato: affrontare da più angolazioni la questione di come una generazione fu indotta a scannarsi da chi voleva mantenere il potere e nella migliore delle ipotesi nulla fece perché ciò fosse evitato, nella peggiore provocò l’incancrenirsi del conflitto».

Cerimonie istituzionali domani alle 15,30 davanti al cippo dedicato a Ramelli dalla giunta Albertini nei giardini di via Pinturicchio. Nel suo ultimo anno di mandato, dopo molte polemiche, l’allora sindaco Pisapia partecipò (seppur inspiegabilmente senza fascia tricolore) alla cerimonia. Nessuna speranza, invece, che questa volta a essere presente sia il sindaco Giuseppe Sala che ha già dimostrato ben poca attenzione per le ragioni altrui. Secondo atto alle ore 16 in viale Lombardia, davanti alla lapide che ricorda il mite avvocato e consigliere provinciale del Msi Enrico Pedenovi, ammazzato sotto casa il 29 aprile dell’anno dopo da un commando di Prima linea proprio mentre si recava alla commemorazione di Ramelli. In serata, invece, l’evento organizzato dalle comunità militanti a cui anche quest’anno è stato negato il tradizionale corteo che terminava al murales dedicato a Ramelli in via Paladini e che ricorderanno anche l’eroe di guerra Carlo Borsani. Alle 18 presidio alla chiesa dei santi Nereo e Achilleo in viale Argonne dove alle 19,30 sarà celebrata la messa e alle 20,30 comincerà la commemorazione.
  Sergio Ramelli
Milano, 8/07/1956
Milano, 29/04/1975

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Virgilio Mattei mentre sta morendo bruciato in casa sua insieme al fratellino

 

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A chi interessa la storia vera

C’è chi la storia la studia davvero e chi si accontenta del lavaggio del cervello propinato dalle sinistre fin dall’infanzia, dove ti costringono a cantare O bella ciao fin dalle elementari come omaggio agli “eroi partigiani”. Un lavaggio del cervello a senso unico in cui i trinariciuti sinistri comunisti sono sempre buoni ( ricordiamo che i morti causati dal comunismo triplicano quelli di nazismo e fascismo messi insieme) e i fascisti sempre i cattivi da odiare e combattere.
Ne sa qualcosa il povero Sergio Ramelli, assassinato da comunisti nel 1975, quando era ancora in voga la democratica idea che è sempre giusto uccidere un fascista perchè non la pensa come te, come la massa belante e ignorante.
Per questo stesso principio a Milano il sindaco piddiota, colui che permette ai black block di mettere a ferro e fuoco la città, di fare fiere pro cannabis e tante altre cosine schifose come queste, ha vietato a chi non la pensa come lui, cioè alle persone di Destra, la manifestazione per i caduti dell Repubblica Sociale Italiana! Addirittura ha vietato loro perfino di esporre il tricolore, la bandiera che dovrebbe rappresentare TUTTI gli italiani.
Perchè qualcuno considera questi morti, combattenti, eroi, morti in battaglia per difendere la Patria dall’invasione straniera dei comunisti titini e non solo, di serie b.
Bene, allora per chi ama la storia e la  verità storica riporto qui di seguito alcuni dei crimini, stupri, torture, assassinii, pedofilia, commessi da coloro che si ritengono gli eroi italiani,  di cui parecchi crimini contro donne e bambine ( fonti varie, tra testi cartacei e internet, Quelsi quotidiano, Bocche Cucite).
Secondo la storica tedesca Miriam Gebhardt, dal 1944 al 1954 nella Germania occupata sarebbero stati commessi circa 45.000 stupri da parte dei soldati inglesi, 50.000 dalle truppe francesi, 190.000 dagli americani e 430.000 dall’Armata Rossa.
Le truppe del Marocco francese, i Goumier, inviati in Italia nel 1943, commisero crimini inaccettabili: secondo fonti europee più di 12 000 civili, donne di ogni età e bambini furono rapiti, stuprati o uccisi dai Goumier fatti raccontati anche nel film la Ciociara con Sofia Loren.
Senza mai dimenticare il vergognoso eccidio delle Foibe.

Ricordiamo, tra le tantissime donne e bambine violentate, torturate e uccise dai partigiani comunisti e dagli alleati:
La piccola Luciana Minardi, di soli 16 anni, ausiliaria della flottiglia Decima Mas, torturata, violentata e uccisa dagli eroici partigiani a Cologna Veneta nel Maggio 1945.
Fu una violenza di massa.
Durante le violenze uno dei partigiani pedofili continuava a ripeterle: “Chiama la mamma, porca fascista!” A una ragazzina di 16 anni!

 

luciana

Giuseppina Ghersi, di soli 13 anni, brutalmente massacrata e uccisa dai partigiani garibaldini perchè considerata una collaborazionista. Aveva scritto un tema che aveva ricevuto i complimenti del Duce. Condotta al campo di concentramento sia Giuseppina che la madre vengono orribilmente violentate e picchiate ed il papà è costretto ad assistere agli atti di femminicidio commessi, e nel mentre viene torturato sadicamente.

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Norma Cossetto, studentessa universitaria di 24 anni istriana( sulla quale scrissi un articolo anche qui su WordPress) , medaglia d’oro al merito civile alla memoria, violentata, torturata e gettata nelle Foibe dai partigiani comunisti titini.

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E queste sono solo tre delle troppe donne violentate e uccise dagli “eroi”.

L’eccidio dei fratelli Govoni:
La strage di una famiglia innocente!
Alle ore 23 dell’11 Maggio 1945, venerdì, ad Argelato (Bologna), frazione Casadio, podere Grazia, assieme al altri dieci fascisti prelevati a San Giorgio in Piano, partigiani emiliani trucidavano, dopo averli condotti, legati a 3 a 3, presso una fossa anticarro, i sette fratelli Govoni che erano stati prelevati a Pieve di Cento la mattina alle 6,30 :
Dino, 40 anni, falegname, Marino, 34 anni, contadino, Emo, 31 anni, falegname, Giuseppe, 29 anni, contadino, Augusto, 27 anni, contadino, Primo, 22 anni, contadino e Ida, di appena venti anni, sposata ad Argelato e madre di un bambino. Prima della morte tutti furono picchiati a sangue e seviziati in vario modo. Solo Dino e Marino avevano militato nella R.S.I., Marino come brigadiere della G.N.R. e Dino come semplice milite. Nel 1951, quando fu scoperta la fossa dove giacevano i corpi dei 7 fratelli insieme a quelli degli altri dieci fascisti, si scoprì lì vicino un’altra fossa con i resti di 25 caduti.

La strage delle Ausiliarie:
Negli ultimi giorni dell’ Aprile e nei primi di Maggio 1945 l’odio bestiale dei partigiani si scatenò con particolare accanimento contro le donne che avevano prestato servizio in qualità di ausiliarie nell’esercito della R.S.I. Esse subirono torture, pestaggi, sovente stupri ripetuti, e si tentò di umiliarle in ogni modo, spesso denudandole ed esponendole così al ludibrio di folle imbestialite.Giorgio Pisanò, nella sua “Storia delle Forze Armate della R.S.I.” (cui si rinvia per approfondimenti) ricorda diecine di casi di ausiliarie, spesso giovanissime, catturate da sole o in piccoli gruppi e, poi, martirizzate e trucidate. L’elenco delle ausiliarie cadute che compare in detta opera è di 200 nominativi, ma si avverte che tale elenco non è completo proprio perché non è mai stato possibile fare luce completa sulla quantità di crimini commessi dai partigiani in quella primavera di sangue a danno di queste giovani donne coraggiose e fedeli fino alla fine. Nella sola Torino ne furono massacrate 18.

Il massacro di Schio (Vi):
La notte del 7 luglio 1945 una pattuglia partigiana fa irruzione nel carcere di Schio dove erano detenute 91 persone presunti fascisti. Ne massacrarono 54 di cui 19 DONNE, tutti inermi e disarmati. 14 rimasero friti in modo grave.
Il tribunale militare alleato individuò alcuni degli esecutori materiali del crimine ed emise alcune condanne, però mai eseguite. Il governatore militare alleato ebbe ad affermare che i fatti di Schio “costituiscono una macchia per l’Italia ed hanno avuto una larga pubblicità nei giornali statunitensi, britannici e sudafricani dove vengono considerati senza attenuanti”.

Strage di Concordia:

Nel Maggio 1945 cade la Repubblica Sociale Italiana.
Molti civili e soldati, soprattutto meridionali, appartenenti all’ormai disciolto partito fascista, si ritrovarono persi, lontani dalle loro famiglie. Il Vaticano cercò di aiutarli mettendo a disposizione mezzi per il loro rientro a casa, con tanto di bandiera vaticana e lasciapassare.
Ma  Concordia sulla Secchia i convogli vennero fermati dalla polizia partigiana.
Dopo diversi trasferimenti in altre città vennero uccisi tutti e 43 i passeggeri.
Non prima di venire torturati e derubati, ovviamente! Marchio tipico di alcuni partigiani dell’epoca.
Solo dopo il processo tenuto corte d’Assise di Viterbo dal 15 dicembre 1950 al 15 gennaio 1951, si poté procedere ad una ricostruzione dell’accaduto.
Ai partigiani di Concordia furono contestati i seguenti reati: concorso nel reato di sequestro continuato ed aggravato di persona, concorso nel reato di omicidio aggravato continuato, concorso nel reato di malversazione continuata. Il processo, che lasciò insoluti alcuni punti come il numero delle vittime che in base alle testimonianze appariva più elevato, condannò il comandante e il vicecomandante della polizia partigiana locale Armando Forti e Giovanni Bernardi a 25 anni di prigione per il reato di “omicidio continuato”.
Ma, come ancora accade ai trinariciuti, i 16 anni e sette mesi di condanna  furono poi condonati a seguito di amnistie.

 

 

Eccidio di Pescarenico:
La sera del 26 aprile transitò per Lecco una colonna di 160 uomini del Gruppo Corazzato “Leonessa” e del Btg. “Perugia” che ripiegava su Como.
A Pescarenico furono attaccati dai partigiani. Asserragliati in alcune case i militi si difesero eroicamente per tutta la notte e per tutto il giorno 27.
Alla sera, finite quasi tutte le munizioni, si arresero.
Le condizioni erano che i militi dovevano avere la libertà e gli ufficiali la prigionia secondo la Convenzione di Ginevra. Dopo la resa tutti gli uomini furono picchiati e insultati e minacciati tutti di morte. Il giorno 28 i tredici ufficiali e tre vice brigadieri furono uccisi. Prima di morire lasciarono ai religiosi che li assistettero,toccanti lettere per i familiari.

La strage di Monte Manfrei (Sv):
Tra fine Aprile e inizio Maggio 1945 tra gli Appennini liguri 200 marò del presidio di Sassello della Divisione S. Marco vennero barbaramente trucidati a guerra finita dai partigiani, che minacciarono anche i residenti per non far rinvenire i cadaveri e macchiarsi dell’atroce delitto.
Una grande croce ricorda ora i caduti e ogni anno, l’8 luglio, numerose persone salgono lassù e li ricordano con una toccante cerimonia.

L’eccidio di Cadibona (Sv):

L’ 11 Maggio 1945 38 prigionieri politici fascisti vennero uccisi dai partigiani ILLEGALMENTE. Essi appartenevano ad un gruppo di 52 persone, fra le quali 13 donne, detenute nelle carceri di Alessandria e poste in traduzione per Savona per essere giudicate dalla Corte di Assise Straordinaria. Erano scortati da cinque agenti di Pubblica Sicurezza ausiliari: tre sottufficiali e due guardie, tutti ex partigiani.
Ovviamente i partigiani vigliaccamente negarono l’assassinio incolpando altri partigiani a loro sconosciuti (!).
E, ovviamente, anche qui amnistia per i criminali!

 

La strage di Rovetta (Bg):

Il 26 Aprile 1945 un plotone della 6^ Compagnia della Legione Tagliamento di presidio al Passo della Presolana, in tutto 46 militari comandati da S.Ten. Panzanelli di soli 22 anni, con alcuni militi della 5^, dopo la sconfitta dei tedeschi decise di arrendersi. Giunti a Rovetta (BG), trattarono la resa col locale C.L.N. che promise un trattamento conforme alle convenzioni internazionali. Consegnate le armi furono alloggiati nelle locali scuole elementari. Il prete del luogo, Don Giuseppe Bravi, era anche segretario del C.L.N. locale e garantiva il rispetto degli accordi. Ma un gruppo di vigliacchi partigiani, giunti da Lovere su due camion, impose la consegna dei prigionieri e il 28 aprile, dopo feroci maltrattamenti, 43 di loro (uno, Fernando Caciolo, della 5^ Cmp, sedicenne di Anagni, riuscì a fuggire e tre giovanissimi, Chiarotti Cesare, 1931, di Milano, Ausili Enzo, 1928, di Roma e Bricco Sergio, 1929, di Como, vennero risparmiati) vennero condotti presso il cimitero di Rovetta e qui fucilati. Ben 28 di loro avevano meno di 20 anni. L’ultimo ad essere ucciso, dopo aver assistito alla morte di tutti i camerati, fu il Vice brigadiere Giuseppe Mancini, figlio di Edvige Mussolini sorella del Duce.
Anche questi partigiani assassini vennero processati ma non condannati per il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 194 del 12 aprile 1945, firmato da Umberto di Savoia, che in un unico articolo dichiarava non punibili le azioni partigiane di qualsiasi tipo perché da considerarsi “azioni di guerra”. Fu, cioè, dalla viltà dei giudici, considerata azione di guerra legittima anche il massacro di prigionieri inermi compiuta, per giunta, quando la guerra era ormai terminata.

Gli uccisi del Btg Volontari Mutilati 

“Onore e Sacrificio”

Anche questo Battaglione che la Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra aveva voluto costituire (come già accadde durante la campagna etiopica del 1936), ebbe trucidati molti dei suoi appartenenti. Il Btg era stato costituito a Milano e qui era sempre rimasto, a svolgere compiti territoriali. Dopo la resa anche su questi mutilati infierì la ferocia partigiana e, allorché ebbero deposto le armi, molti furono gli assassinati.

 

I massacrati di Ponte Crenna (Pv):
Il 12 agosto 1944 quattro giovani militi vennero catturati dai partigiani e barbaramente assassinati a Ponte Crenna nell’Oltrepo Pavese. Fra essi Walter Nannini, medaglia d’Argento alla memoria. L’Allievo Ufficiale G.N.R. “Lucca” WALTER NANNINI viene massacrato a colpi d’ascia.

La strage di S.Eufemia e Botticino Sera (Bs):
A Lumezzane e Toscolano Maderno, nei giorni tra  il 9 e il 13 maggio 1945, vennero catturati diversi fascisti dai partigiani.
Vennero orribilmente seviziati e torturati.
23 di loro vennero uccisi proprio di fronte alla chiesa di S.Eufemia mentre altri 16 vennero uccisi e gettati in una fossa a Botticino, in una località detta Mulì de l’Ora. I civili erano 16 e 23 i militari di cui 9 erano della Divisione San Marco. I cadaveri furono ritrovati in stato di avanzata decomposizione, con tracce di inaudita violenza e le unghie strappate. Autori dell’eccidio furono i partigiani comandati da tale Tito Tobegia.

L’eccidio dell’Ospedale psichiatrico di Vercelli:

Nei giorni dal 23 al 26 aprile 1945 si erano concentrate a Vercelli tutte le forze della R.S.I. della zona, circa 2000 uomini, che andarono a costituire la Colonna Morsero, dal nome del Capo Provincia di Vercelli Michele Morsero. Si diressero verso la Valtellina.
A Castellazzo, a Nord di Novara, la mattina del 27 aprile e, dopo trattative, la sera decisero, dopo molte incertezze, di arrendersi ai partigiani di Novara dietro promessa di essere trattati da prigionieri di guerra. Il 28 aprile i prigionieri vengono condotti a Novara e rinchiusi in massima parte nello stadio. Subito cominciarono gli insulti e i maltrattamenti e il 30 cominciarono i prelevamenti di gruppi di fascisti dei quali non si ebbe più notizia. Lo stesso accadde nei giorni successivi insieme a feroci pestaggi. Il 2 maggio Morsero viene portato a Vercelli e fucilato. Intanto sono giunti gli americani che tentano di ristabilire un minimo di legalità. Ma il Corriere di Novara dell’8 maggio parla di molti cadaveri di fascisti ripescati nel canale Quintino Sella. Finché il 12 maggio giungono da Vercelli i partigiani della 182^ Brigata Garibaldi di “Gemisto” cioè Francesco Moranino che prelevano circa 140 fascisti elencati in una loro lista. Questi uomini saranno le vittime della più incredibile ferocia. Portati all’Ospedale Psichiatrico di Vercelli saranno, in buona parte massacrati all’interno di questo. Le pareti dei locali dove avvenne l’eccidio erano lorde di sangue fino ad altezza d’uomo. Altri saranno schiacciati in un cortile da un autocarro, altri fucilati nell’orto accanto alla lavanderia, altri, pare tredici, fucilati a Larizzate e altri ancora, infine, portati con due autocarri e una corriera (quindi in numero rilevante) al ponte di Greggio sul canale Cavour e qui, a quattro a quattro, uccisi e gettati nel canale. Nei giorni successivi i cadaveri ritrovati nei canali di irrigazione alimentati dal canale Cavour furono più di sessanta. Solo il giorno 13 maggio, domenica, gli americani prenderanno il controllo dei prigionieri ed eviteranno altri massacri. Era già pronta la lista dei prigionieri da prelevare quello stesso giorno alle ore 18.
Solo ai primi di giugno del 1946 si ebbero notizie certe dell’eccidio dell’Ospedale Psichiatrico di Vercelli, in cui, senza processo alcuno, morirono nei modi più efferati molti fascisti biellesi prelevati a guerra finita dal campo di concentramento di Novara. Il settimanale “La Verità” ne dà notizia l’8 giugno 1946. La penna del pietoso lettore corregge a mano due dei nomi dell’elenco. Uno dei due, il Ten. Dario Raviglione fu tra coloro che, sdraiati a terra nel cortile, vennero schiacciati dalle ruote di un grosso autocarro che faceva avanti indietro nel piazzale.

Il massacro di Avigliana (To):

Qui, il 28 Aprile 1945, furono uccisi, a guerra finita, dopo che si erano arresi ed erano stati disarmati, 33 militari della R.S.I..

TORINO 28 APRILE 1945:
Oltre 2000 assasinati tra cui “11 impiccati, 271 fucilati, 132 caduti in fatti d’arme”

I morti di Agrate Conturbia (No):

“Caduti per la Patria” sta scritto su una croce che fa la guardia a 33 salme di fascisti senza nome, trucidati nel sottostante bosco detto “la Bindellina”.

 

I feroci massacri del Biellese:
Una stele ricorda i morti assassinati dai partigiani, uomini e donne, queste ultime tutte violentate prima di essere uccise.
Fu questa, una delle zone dove la ferocia partigiana toccò livelli inimmaginabili. Qui operava Francesco Moranino detto Gemisto che, ricordiamolo, nel 1955 fu condannato all’ergastolo dalla Corte d’Appello di Firenze per strage di partigiani non comunisti e che fuggì a Praga, da dove rientrò in Italia dopo che il P.C.I. lo ebbe fatto eleggere Senatore.

Gli N.P. trucidati a Valdobbiadene (Tv):
Il 25 Aprile 1945, 45 marò del Btg N.P. della X^ si arresero, a guerra finita ai partigiani  della Brigata “Mazzini” (Comandante Mostacetti). Ma nella notte fra il 4 e il 5 maggio essi furono divisi in tre gruppi per essere, si disse loro, trasferiti altrove. Il primo gruppo fu condotto in località Saccol di Valdobbiadene, spinto in una galleria e, qui, trucidato a colpi di mitra e di bombe a mano. La galleria, poi, fu fatta saltare per occultare il crimine. Il secondo gruppo fu condotto in località Madean di Combai. Qui ai marò vennero legate le mani dietro la schiena con filo di ferro, indi, dopo essere stati depredati, vennero uccisi e bruciati. Stessa sorte ebbe il terzo gruppo, condotto in località Bosco di Segusino.

L’eccidio del 2° R.A.U.
Gli uomini del 2° R.A.U. ( Reparti Arditi Ufficiali) appartenente al R.A.P (Raggruppamento Anti Partigiano), che operava in Piemonte, si arresero ai partigiani il 27 aprile a Cigliano, a nord di Torino, essendo stato promesso il trattamento dovuto ai prigionieri di guerra e l’onore delle armi. Ma il 29 vengono divisi in due gruppi: nel primo vengono inclusi quasi tutti gli ufficiali, le ausiliarie e due signore mogli di ufficiali, nel secondo gli altri. Il primo gruppo viene condotto a Graglia fra inauditi maltrattamenti, senza cibo ne acqua per tre giorni. Fu negata l’acqua anche alla signora Della Nave, incinta. Il 2 di Maggio 1945 furono divisi in tre gruppi: il primo fu condotto al ruscello che divide il comune di Graglia da quello di Netro, il secondo in località Paiette e il terzo alla Cascina Quara presso il Santuario. E furono tutti trucidati. Oggi tutte le salme riposano in una tomba-ossario nel cimitero di Graglia dove una lapide bronzea recante il gladio della R.S.I. che ne ricorda il sacrificio.

 

 

Gli uccisi del XIV Btg Costiero da Fortezza:
Il 5 Maggio 1945, a guerra ormai conclusa, 20 militi del battaglione, che aveva valorosamente combattuto a difesa dei confini orientali, si consegnarono ai partigiani, fidando nelle leggi internazionali che tutelano i prigionieri di guerra. Ma i partigiani, totalmente irrispettosi di ogni legge, li condussero, dopo molte marce, a Sella Doll di Montesanto e qui, fattili inginocchiare sul bordo di una trincea della prima guerra mondiale, barbaramente li uccisero con un colpo alla nuca.

La strage di Codevigo (Pd):
Qui nei primi giorni del Maggio 1945 (fra il 3 e il 13) furono seviziate e uccise oltre 365 persone fra cui 17 fascisti (uomini e donne) dello stesso Codevigo (12 maggio). I militari, appartenenti a formazioni R.S.I. della provincia di Ravenna, erano stati catturati negli ultimi giorni di aprile e chiusi in carcere. Ma i partigiani romagnoli di Arrigo Boldrini ( che cognome diventato tristemente famoso…)li prelevarono dicendo che li avrebbero condotti a Ravenna. Li condussero, invece, a Codevigo e qui, dopo averli seviziati, li condussero al ponte sul fiume Brenta e li uccisero a due a due, gettandoli poi nel fiume.

I massacri dei bersaglieri del “Mussolini”:
Il 30 Aprile 1945 si arresero i Bersaglieri Volontari del Duce ai partigiani di Tito alle condizioni stabilite che prevedevano l’immediato rilascio dei soldati e la trattenuta dei soli ufficiali per accertare eventuali responsabilità.
Ma costoro, da bravi comunisti schifosi e vigliacchi,  si guardarono bene dal rispettare le condizioni concordate e, invece di lasciare liberi i soldati, condussero tutti a Tolmino e li rinchiusero in una caserma. Da qui qualcuno fortunatamente riuscì a fuggire, ma, dopo alcuni giorni, 12 ufficiali e novanta volontari furono prelevati, condotti sul greto dell’Isonzo e, qui, trucidati. Dopo altri giorni altri dodici furono prelevati, condotti a Fiume e uccisi. E ancora il 18 maggio dall’Ospedale Militare di Gorizia furono prelevati 50 degenti e uccisi. Dieci erano bersaglieri. Intanto i sopravvissuti avevano iniziato una marcia allucinante, senza cibo né acqua, picchiati e seviziati, e altri furono uccisi durante la marcia. Finalmente giunsero al tristemente famoso campo di prigionia di Borovnica ove fame, epidemie, sevizie e torture inumane seminano morte fra gli odiatissimi bersaglieri. Alla chiusura di quel campo, nel 1946, i sopravvissuti furono internati in altri campi ove le condizioni non migliorarono assolutamente. Alla fine, il 26 giugno 1947, soltanto 150 bersaglieri, ridotti in condizioni inumane, poterono tornare in Italia. Dei quasi quattrocento caduti del battaglione, ben 220 furono quelli uccisi dopo il 30 aprile 1945.

 

L’olocausto della “Monterosa”:
Tra il 24 e il 25 Aprile gli uomini della Divisione Alpina “Monterosa”, come da ordini impartiti, iniziarono a ripiegare e, a cominciare dal 26 aprile, molti reparti, ad evitare spargimenti di sangue ormai inutili, si arresero al C.L.N. della zona avendo formali promesse di trattamento conforme alle leggi internazionali. Purtroppo tali leggi non furono rispettate e anche qui, come altrove, decine e decine di uomini ormai disarmati, furono trucidati con bestiale ferocia. 

I trucidati della Divisione “Littorio”:
Negli ultimi giorni di Aprile anche i reparti della “Littorio” che, come è noto, difendevano i confini occidentali, iniziarono il ripiegamento verso il fondo valle. Anche qui, come altrove, i reparti che rimasero in armi fino all’arrivo degli anglo-americani, si consegnarono a questi e furono avviati ai campi di concentramento.Quelli, invece, come il III° Btg del 3° Rgt granatieri, si consegnarono ai partigiani, ebbero sorte diversa. Era stato raggiunto un accordo coi partigiani del capitano Aldo Quaranta per un indisturbato deflusso di tuti i reparti e il III° Btg, giunto il 27 aprile a Borgo San Dalmazzo, si arrese al capo del CLN del luogo, tale Oratino. L’accordo era che i militari sarebbero stati messi gradualmente in libertà forniti di lasciapassare. Fra gli uomini del Btg e i partigiani non c’erano mai stati scontri o altri incidenti, per cui il patto fu accettato dagli uomini della “Littorio” fidando nella parola dell’Oratino. Ma anche questa volta gli uomini del CLN e i partigiani non tennero fede alla parola data e il Maggiore Grisi, comandante del III Btg, il maggiore Montecchi, il Ten. Buccianti, il Cap. Calabrò, i Marescialli Sanvitale e Magni, il Caporal Maggiore Sciaratta ed altri furono uccisi alcuni dopo un processo sommario, altri senza processo e, soprattutto, senza che fossero loro contestate reali colpe.

I morti della Divisione “San Marco”:
A fine Aprile, a guerra conclusa, molti uomini della Divisione “San Marco” furono uccisi dai partigiani. Giorgio Pisanò, nella sua “Storia delle Forze Armate della R.S.I.” ne elenca alcune centinaia fra cui circa 300 ignoti ancora in divisa ma privi di ogni segno di riconoscimento, trucidati a Colle di Cadibona, Monte Manfrei (vedi sopra), Passo del Cavallo, Santa Eufemia e in altri luoghi.Il Deposito Divisionale, ritiratosi a Lumezzane V.T., qui il 27 aprile accettò la resa con l’onore delle armi e un promesso salvacondotto per tutti. Ma una volta deposte le armi i partigiani, fedifraghi come sempre, condussero gli ufficiali a Gardone e, dopo due giorni, li trucidarono a S.Eufemia della Fonte (BS). Fra di essi il Comandante del Deposito Ten. Col. Zingarelli, la cui salma, ritrovata con le altre orrendamente mutilate, potè essere identificata in virtù di un maglione blu che era solito indossare.

I caduti del 3° Rgt. Bersaglieri volontari:
Il I° Btg era schierato a Genova e a levante di Genova. I reparti che erano a levante di Genova si sacrificarono quasi interamente per contrastare l’avanzata del negri della 92^ Div. “Buffalo”. I reparti che si trovavano in città furono attaccati dai partigiani e si difesero fino all’ultima cartuccia. Essendo ormai disarmati, furono catturati e, immediatamente, quasi tutti uccisi. Il II° Btg si trovava, invece, in Liguria in difesa del confine occidentale. Quando giunse l’ordine di ripiegamento, risalì insieme alla 34^ Div. Tedesca fino a Quagliuzzo in Piemonte e qui, il 3 maggio, si arrese al CNL locale previo rilascio di un lasciapassare per tutti gli uomini. Malgrado il lasciapassare, però, il Cap. Francoletti e il Ten. Casolini furono condotti sul greto della Dora e qui massacrati. I corpi non furono mai ritrovati. Questo Btg ebbe anche due giovani mascotte, di quattordici e dodici anni, assassinate dai partigiani.

 

 

Il massacro del Distaccamento “Torino” della X^:
Il 26 aprile 1945 le forze del Presidio militare di Torino lasciarono la città agli ordini del comandante regionale militare Gen. Adami-Rossi. Ma il distaccamento “Torino” della Decima Flottiglia MAS non le seguì e si chiuse nella caserma Montegrappa preparandosi ad una resistenza ad oltranza. Disponeva anche di qualche carro armato. La resistenza durò tre giorni ma alla fine, esaurito il carburante per i carri e scarseggiando le munizioni, il 30 aprile cessò. Qualcuno riuscì a mettersi in salvo attraverso certi cunicoli sotterranei, ma sui rimasti si abbattè la ferocia partigiana. Circa 70 uomini furono fucilati nel cortile della caserma, altri furono massacrati dalle varie formazioni partigiane che avevano partecipato all’assalto e alla cattura di prigionieri. Alla fine, dopo che avevano dovuto assistere al martirio dei camerati, vennero fucilate anche tutte le ausiliarie del reparto.

Il sacrificio della Compagnia “Adriatica” della X^ MAS:
Questi si dei veri eroi! All’atto dell’abbandono di Ravenna il Ten. Di Vasc. Giannelli costituì, coi marinai presenti, una compagnia di fucilieri. Era il 1° dicembre 1944. Spostatasi a Chioggia, la compagnia si aggregò alla X^ e, nel gennaio 1945, partì per Fiume e, da qui, si portò sull’isola di Cherso. Qui, nel maggio 1945, la compagnia si sacrificò pressoché per intero per la difesa dell’isola.

Le salme dei marò Fiaschi e Grosso, imbrattate di sterco

Il sacrificio della Compagnia “D’Annunzio” della X^ MAS:
Costituitasi a Fiume nel maggio 1944, fu l’estremo avamposto della Decima sui confini orientali. Posta alla difesa di Fiume, costituì anche tre distaccamenti: Laurana, Lussimpiccolo e Lussingrande. Il 25 aprile 1945 Laurana venne attaccata dai “titini” e i 130 marinai si difesero strenuamente fino all’arrivo dei soccorsi. Ma ben 90 caddero nello scontro. Gli altri due distaccamenti si difesero eroicamente fino alla totale distruzione. Fiume si difese con uguale valore fino al 1° maggio, nella vana attesa di uno sbarco anglo-americano. E il 2 maggio i superstiti furono catturati dagli iugoslavi. Ben pochi rientrarono dalla prigionia nel 1947.

 

 

I massacrati del Btg. “Folgore”:
Il 29 aprile 1945 il Btg. “Folgore” del Rgt “Folgore” si stava dirigendo verso Venaria Reale. Contemporaneamente una pattuglia su un autocarro si diresse a Torino per ritirare alcuni autocarri presso il deposito reggimentale e per recuperare i feriti del Btg presso l’O.M. Ma a Porta Susa un blocco partigiano impedì la realizzazione del progetto. Allora il sottufficiale capo-pattuglia parlamentò coi partigiani ed ebbe l’assicurazione che i feriti sarebbero stati rispettati. Purtroppo, invece, tutti i feriti furono massacrati. Il 1° maggio il Btg., giunto a Strambino il giorno prima, si sciolse, e il Capitano Fredda sciolse gli uomini da ogni obbligo. Ma quasi nessuno abbandonò il reparto che il 5 maggio, ad Ivrea, si consegnò in prigionia di guerra agli americani ricevendo l’onore delle armi. L’ausiliaria Portesan e il sergente maggiore Ciardella furono i soli a lasciare il Btg il 2 maggio, ma, appena fuori dalla zona presidiata, furono trucidati dai partigiani.

Le stragi di Parma:
Il 631° Com. Prov: GNR partecipò alla difesa della città il 23 aprile 1945, poi una colonna si ritirò fino a Casalpusterlengo ove si sciolse. Ma i presidi di Colorno e di Salsomaggiore furono massacrati al completo. E il 26 aprile a Parma in via Giuseppe Rondinoni furono uccisi 10 bersaglieri della divisione “Italia”.

Le stragi di Imperia:
I partigiani entrarono in Imperia il 25 aprile 1945. Fu subito costituita una “commissione di giustizia” che arrestò 500 fascisti o presunti tali. Si disse che era per salvaguardarne la vita. Ma il 4 maggio una quarantina di loro fu seviziata e uccisa. E anche nella provincia avvennero massacri spaventosi.

Ricordo anche le stragi di Varese, di Como, Sondrio, Padova, Bologna, 773 morti tra cui 334 civili e 42 donne, Brescia, Modena, 893 morti, Forlì, Graglia, dove vennero uccise numerose donne tra cui una donna incinta, massacrata a colpi di mitra insieme al suo bambino; gli omicidi politici di Savona, il massacro della famiglia Turchi ( i bastardi partigiani non risparmiarono nemmeno il cane), e tantissimi altri.
Non posso elencarli tutti! Sappiate solo che quelli che tanto vengono esaltati come eroi non lo sono affatto! E che la verità, il coraggio, l’eroismo non è certo stato da una parte sola.
Vogliamo parlare della ferocia degli alleati? Degli stupri, rapine, torture perpetrate dalle truppe alleate e dai loro assoldati, come le truppe nord africane che, come già detto, si macchiarono delle peggior cose sia in suolo italiano che tedesco.
Di come quel verme di Churchill volontariamente mirava a colpire i civili, del massacro di Dresda, di come fu sganciata la bomba atomica sui giapponesi, degli stupri degli americani contro le donne giapponesi… Ma di questo, chissà perchè, non si parla mai…..
 E poi, sicuri di essere davvero liberi adesso??? Io credo di no….
Chissà perchè adesso si lotta per riavere i diritti che esistevano già con il Fascismo ( lavoro garantito e fisso, salario minimo garantito, il non superamento di tot ore giornaliere,ferie, congedo per maternità, assegni per le famiglie ITALIANE, assegni e aiuti per gli invalidi e anziani…..), tutte cosette cancellate dalla sinistra.
E la nostra economia svenduta agli stranieri??? Avevamo dimostrato di riuscire a farcela senza importare niente, facendo tutto da soli con le nostre eccellenze. E adesso? Siamo schiavi delle banche, delle lobby straniere, super tassati su tutto, invasi da stranieri che poi ci fanno gli attentati e si prendono tutte le nostre risorse ( lavoro, sussidi , case); importiamo robaccia cinese!
Sicuri di essere davvero liberi? Allora provate a dire in giro di essere di Destra!

Conflitto armato Autore
Fronte jugoslavo (1941-1945) Partigiani Jugoslavi
Episodio Tipo di crimine Responsabili Note
Massacro di Bleiburg Crimini di guerra, crimini contro l’umanità (assassinio di prigionieri di guerra e civili). Nessun processo. Le vittime erano truppe collaborazioniste jugoslave (di etnia croata e slovena), uccise senza processo come atto di vendetta per il genocidio perpetrato dai regimi collaborazionisti (in particolare l’Ustascia) installati nei Balcani durante l’occupazione.[11]
Massacri delle foibe Crimini di guerra, crimini contro l’umanità (assassinio di prigionieri di guerra e civili). Nessun processo. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e con l’avanzata alleata del 1945, la resistenza jugoslava cominciò il genocidio della popolazione jugoslava di etnia italiana (il numero delle vittime ancora oggi è incerto).[12]
Massacro di Bačka Crimini di guerra, crimini contro l’umanità (assassinio di prigionieri di guerra e civili). Nessun processo. Assassinio di popolazioni di etnia tedesca e ungherese e di prigionieri di guerra serbi tra il1944 e il 1945.[13]
Massacri di Kočevski rog Crimini di guerra, crimini contro l’umanità: assassinio di prigionieri di guerra e civili. Nessun processo. Massacro di prigionieri di guerra.[14]
Fossa comune di Tezno Crimini di guerra, crimini contro l’umanità: assassinio di prigionieri di guerra e civili. Nessun processo. Massacro di prigionieri di guerra.[15]

 

Alcune immagini dopo i bombardamenti contro la popolazione di Dresda

 

 

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Un esempio di civiltà

Argentina, tribunale riconosce i diritti dell’uomo allo scimpanzé Cecilia

Finalmente una storia di grande civiltà che fa ben sperare in un futuro diverso e migliore per noi e i nostri fratelli animali!
Accade in Argentina: Cecilia è una scimpanzé di 19 anni che viveva allo zoo di Mendoza in una gabbia angusta, rimasta sola e fortemente depressa dopo la morte di due suoi compagni di prigionia: per questo Pedro Pozas Terrados, direttore spagnolo del “Progetto Gran Simio”, un progetto internazionale che difende i diritti fondamentali di tutti i grandi primati antropomorfi, come gorilla, scimpanzé, e orangotango, tra cui ci sono il diritto alla vita e la libertà individuale, decide di promuovere  una campagna sui giornali argentini in favore di Cecilia, dopo aver visitato il giardino zoologico di Mendoza tre anni fa, per liberarla dalla sua ingiusta prigionia.
La vicenda smuove le coscienze e commuove l’opinione pubblica in Argentina perché Cecilia è l’ultima sopravvissuta di un gruppo di scimpanzé che sono morti negli ultimi anni nello zoo, oltretutto ritenuto uno dei peggiori del Paese.
La giusta svolta arriva quando una giudice argentina, Maria Alejandra Mauricio, accetta di applicare alla scimpanzé un “habebas corpus”, un diritto anglosassone che tutela l’inviolabilità della persona, finalmente applicato anche ad un primate diverso dall’uomo.
Questa sentenza stabilisce che Cecilia, come dovrebbero essere tutti gli animali, è un soggetto di diritto e non un oggetto.
La giudice, durante la sentenza, spiega  che:
“non è possibile negare che questi grandi primati, come gli scimpanzé, sono esseri senzienti, e per questo soggetti a diritti non umani. Come quello fondamentale a nascere, vivere, crescere e morire nell’ambiente proprio alla loro specie. Non sono oggetti da esposizione come accade negli Zoo neanche fossero opere artistiche create dall’uomo”.
Per la prima volta si ammette e stabilisce che:
” anche i primati non umani hanno diritto a leggi specifiche che li proteggano dalla commercializzazione e dagli affari dei giardini zoologici riconoscendo i loro diritti di base”.

Così Cecilia è stata finalmente liberata dalla sua ingiusta prigionia per vivere finalmente libera come merita in una grande riserva di S. Paolo, in Brasile, in compagnia di altri cinquanta scimpanzè.
Non sarà più prigioniera nè sola.

Un grande passo avanti è stato fatto!
Speriamo che adesso questi diritti vengano finalmente estesi a tutti gli animali.
Perchè non ci sono distinzioni tra specie, nessuna è superiore alle altre, ed è ora che lo capiscano anche coloro che si ritengono gli unici figli di Dio e gli animali solo delle sue creazioni.
Siamo tutti uguali, tutti fratelli, tutti figli della Madre Terra, o se preferite Dea o Dio, in qualsiasi divinità crediate.
Nessuna divinità crea figli di serie A e figli di serie B.
Prima ci si arriva e prima ci si evolve davvero.

 

 

 

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Bravo Silvio!

Il Cavaliere salva 5 agnelli dalle tavole di Pasqua

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“La presunta mancanza di diritto negli animali, l’illusione
che le nostre azioni verso di loro siano senza importanza
morale o, come si dice nel linguaggio di quella morale,
non esistano doveri verso gli animali, è una rivoltante
grossolanità e barbarie dell’Occidente, la cui fonte sta
nel giudaismo”.

Arthur Schopenhauer, filosofo e pensatore tedesco
 Sul fondamento della morale, 1840

“Verrà il giorno in cui uomini come me guarderanno
all’uccisione degli animali nello stesso modo in cui oggi
si guarda all’uccisione degli uomini.”

Dmitrij Merežkovskij, scrittore russo –
Il romanzo di Leonardo da Vinci, 1900

“La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà
contro gli uomini”.

Publio Ovidio Nasone –  poeta romano

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Basta col silenzio!

Stoccolma, camion sulla folla
Ora è caccia al terrorista

L’ennesimo attentato islamico! Ancora morti e sangue.
I nostri morti, il nostro sangue.
Forse qualcuno non se n’è accorto, o fa finta di niente perchè è di quelli che finchè la cosa non lo tocca non la vede, ma siamo in guerra già da un bel po’!
Chi ci ha invasi ora vuole ammazzarci tutti perchè ci odia e ambisce ad usurpare il nostro posto sulle NOSTRE terre.
Ed hanno solo un nome: TERRORISTI ISLAMICI.
Basta con le ipocrisie e il buonismo.
I vari governi sinistrosi hanno fatto entrare questa gente, gli ha dato casa, libertà di culto e diritti pari ai nostri, lavoro e sussidi, e molti di loro, tra l’altro nati qui, come ricambiano? Con l’odio e la morte! E l’islam moderato esiste? Io ho i miei dubbi perchè non si  fanno mai sentire se non per pretendere qualcosa.
E poi è vero che un musulmano non può vivere in terra miscredente se non allo scopo di conquistarla? Qualcuno mi risponda e faccia vedere da che parte sta davvero.
E allora cosa dobbiamo fare? Farne entrare ancora e aspettare che ci ammazzino tutti o cominciare a reagire con la forza buttandoli fuori dall’Italia, sorvegliandoli e chiudendo le frontiere come già hanno fatto altri?
A quelli nati qui, se sospetti, venga immediatamente ritirata la cittadinanza e ogni diritto e siano rispediti nel paese d’origine dei genitori.
Non possiamo più permettere che venga versato il nostro sangue innocente!
E’ ora di dire basta e rispondere alla guerra che ci hanno dichiarato non più con pianti e fiaccolate ma col pugno di ferro!
Perchè la prossima volta il sangue versato potrebbe essere italiano.

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Idiozia totale!

“Bianco è purezza”: Nivea accusata di razzismo cotretta a ritirare pubblicità

Ormai l’imbecillità di certuni, certi trinariciuti esseri sprovvisti di neuroni, ha raggiunto livelli tali da ricovero coatto con tso obbligatorio!
Questi poveri frustrati vedono razzismo e discriminazione dappertutto, anche nelle cose più banali, in questo caso la pubblicità di un innocuo deodorante.
La pubblicità tanto accusata dai mentecatti è questa:
C’ è una donna di spalle con indosso un accapatoio bianco; in sovraimpressione appare una scritta:
Il bianco è purezza“.
Ed è questa scritta che ha scatenato le menti più complessate del mondo le quali hanno subito subissato la pagina facebook del marchio di accuse di razzismo, tanto che dopo due giorni la Nivea ha deciso di ritirare la pubblicità.
E si è pure scusata con gli utenti dichiarando che

“La discriminazione deve essere esclusa in tutte le decisioni e in tutti i settori delle nostre attività – ha dichiarato un portavoce – Siamo profondamente dispiaciuti per chiunque possa essersi sentito offeso”.

Ora: quale mente malata può vedere del razzismo in questa pubblicità?
Scemi anche quelli della Nivea a ritirarla perchè quattro complessati si strappano le vesti non appena sentono nominare il BIANCO! Ma si può calare le braghe per quattro deficienti che avrebbero gran bisogno di un bravo psichiatra?
Io l’avrei lasciata!
Tra un po’ spariranno le pubblicità dei denti BIANCHI, del detersivo che più BIANCO non si può, del gelato alla panna, Gandalf il BIANCO e il suo candido Ombromanto, le nuvole BIANCHE, la neve BIANCA ( voglio vedere come faranno gli idioti a censurarle), BIANCAneve, il BIANCO Natale, i BIANCHISSIMI cavalli lipizzani ( se compri un cavallo bianco sei razzista, eh!), i vestiti da sposa ( guai a chi si sposa in bianco! Solo se è bianco però: gli altri possono fare quello che vogliono), la BIANCHERIA, i cigni BIANCHI,  la Luna, il cavallo BIANCO di Napoleone e così via.
Mi dispiace per i poveri idioti ignoranti, ma il colore BIANCO ha molteplici significati da SEMPRE. E’ l’unico colore che comprende tutti gli appartenenti allo spettro luminoso.
Per quasi tutte le culture e religioni, la mia compresa, simboleggia la vita, la luce, le forze del bene, la spiritualità, la purezza, l’innocenza, fiducia nel prossimo, gli angeli, le colombe, il pulito.
Per tutte le cerimonie importanti ci si veste di bianco e si accendono candele bianche.
La magia bianca è quella positiva e le creature magiche positive sono tutte bianche, come gli unicorni, a simboleggiarne la purezza e l’innocenza.
Solo un imbecille può vedere in questo colore o il quella pubblicità qualcosa di razzista!
In ogni modo io alla faccia dei poveri trinariciuti ribadisco ancora una volta la mia grandissima fierezza e gioia di essere nata con la pelle bianca come la neve, i capelli biondissimi e gli occhi verdi!
Non ci vedo proprio niente di razzista ad essere felici e fieri di avere la pelle bianca, altrimenti sono razzisti anche i negri quando si dichiarano fieri della loro.
Ognuno di noi deve essere felice di com’è stato creato.
E se a qualcuno la cosa dà fastidio si faccia curare da uno bravo!

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Uh se ha ragione!

La provocazione di Philppe Daverio:
“In Europa? Si parli latino”

Questo grandissimo critico d’arte, che io adoro e di cui non mi perdo mai un documentario, giustamente propone questa riflessione: siccome entro due anni il Regno Unito lascerà definitivamente l’Europa, che senso ha considerare l’inglese come lingua ufficiale europea? E quale altra lingua può unire i popoli sempre più divisi su tutto?
Il mitico Philippe propone, con una velata ironia, il latino.
E propone il suo insegnamento fin dalle scuole primarie.
Scrive Daverio:
“Che pizza da bambino mi fu imparare le declinazioni latine! Eppure ai romani d’una volta veniva facile: per loro non era una lingua morta ma quella di tutti giorni. Ora che il Regno Unito di Gran Bretagna ha deciso di abbandonare l’Europa per connettersi più strettamente con Donald Trump, si pone una questione non marginale: può l’inglese rimanere la lingua comune europea visto che è già quella dei concorrenti anglo-americani?”.
E aggiunge:
“Bisogna trovare una diversa lingua comune. Non può essere il tedesco, troppo difficile con quelle parole composite talvolta infinite. Non può essere il francese, che fu la lingua eccellente della diplomazia ottocentesca. Inoltre la Merkel fa paura e Hollande non fa sorridere. Quindi la soluzione migliore è che tutti imparino l’italiano, che già alcune parole italiane sono note a tutti (ciao, pizza, spaghetti, chianti, allegretto ma non troppo, adagio, Ferrari). Se poi si volesse diventare ancora più raffinati  si potrebbe introdurre già nella scuola elementare come prima lingua straniera non più l’inglese ma il latino, ovviamente in versione ammodernata: tutte le lingue europee, sia romanze che germaniche ne discendono ed era già lingua franca della vecchia Europa e di tutto il Mediterraneo. O tempora! o mores!”.

Il latino è un’antichissima lingua indoeuropea appartenente alle così dette lingue falistiche cioè lingue che venivano parlate: falistica nel Lazio, latina Italia centro occidentale, venetica nel Veneto e sicula nella parte orientale della Sicilia.
Il suo sistema di scrittura, o grafemi, deriva da quello greco che a sua volta deriva da quello fenicio con influenze etrusche.
Esisteva già nel III secolo a.C. ( latino arcaico).
Con l’espansione del grande Impero Romano il latino divenne la lingua ufficiale di gran parte dell’Europa e dell’Africa settentrionale.
Il suo alfabeto è stato usato e adattato nel corso dei secoli dalle lingue celtiche,romanze, germaniche, finniche, baltiche, diverse lingue slave, fino ad arrivare fuori dall’Europa in Indonesia, Vietnam e Africa.
Originariamente le lettere erano solo maiuscole: le minuscole furono introdotte durante il Medioevo.
Tra i più grandi scrittori in lingua latina ricordiamo Virgilio, Orazio, Ovidio, Tito Livio, e ancor prima Cicerone, Catullo e l’eroe Cesare ( chi ha studiato il latino a scuola come me non può certo dimenticarsi le lunghe traduzioni delle versioni, specie del Commentarii de bello Gallico).
Del latino ora rimangono tante parole di sua derivazione ( quasi tutte nella nostra bellissima lingua italiana), il linguaggio medico, il nome delle piante e degli animali, particolari riti liturgici cristiani.
Il latino rimase la lingua della cultura anche dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quindi perchè non riportarlo davvero in auge come lingua ufficiale europea?
Io sono più che favorevole! Cosa c’entra con noi l’inglese? Vogliamo mettere la nostra storia e cultura con la loro? Senza contare che l’inglese è la lingua biforcuta parlata dall’uomo bianco invasore degli altri popoli.
Allora via, tutti a impararsi o ripassarsi le declinazioni latine!

 

 

 

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