Archivi del mese: ottobre 2017

Quando un assassino viene chiamato eroe

La schifosa ignoranza e ipocrisia della sinistra non ha davvero limiti!
Oltre a tutte le porcate che stanno combinando al governo, tra le ultime l’assunzione di immigrati come bidelli nelle scuole ( posto che spetterebbe ai milioni di italiani in lista e disoccupati), adesso si mettono anche a celebrare un assassino!
A Milano, infatti, le zecche rosse non trovano di meglio da fare che dedicare una mostra a quel criminale di Ernesto Guevara, detto Che, ma non per condannare i suoi crimini bensì per celebrarlo come “paladino della libertà”!
L’insulto alle vittime del comunismo sarà coprodotto  dal Comune di Milano, quindi a spese dei cittadini, e prevede ben cinque film su questo criminale in cui esso viene trasformato da assassino quale era in un mito del libero pensiero, dell’azione spesa in nome dell’autodeterminazione dell’uomo!
Cioè, un comunista! Non esiste libertà nel comunismo IGNORANTI!
Cosa centra, poi, un criminale argentino con l’Italia lo sanno solo i cornuti trinariciuti radical chic.
I poveri idioti evitano di dire che nella “sua” Cuba ( Guevara era argentino) esiste ancora oggi una vomitosa dittatura comunista che nega la libertà alle persone.
Ma facciamo un ripasso di storia a codesti ignoranti comunistelli radical chic che, evidentemente, di libri non ne hanno mai aperto uno in vita loro ( e si vede).
Il loro amato Ernesto venne personalmente coinvolto in ben 144 esecuzioni sommarie accertate, eseguite da lui stesso in persona.
Le vittime: omosessuali, guerriglieri non motivati, preti e non comunisti.
Perchè se non eri comunista il Che e il suo kompagno Fidel ti facevano fuori, tanto erano paladini della libertà.
Inoltre era ben favorevole ad una guerra NUCLEARE con gli Stati Uniti nonostante sapesse bene che questo avrebbe provocato l’intero sterminio dei suoi amati “fratelli cubani” ( ipocrita come tutti i comunisti).
Nel 1961,infatti, si recò in Unione Sovietica per firmare un accordo militare che prevedeva, tra l’altro, l’installazione di ogive nucleari sul suolo cubano.
Voleva lanciare qualche missile sugli Stati Uniti per provocare una qualche reazione: “Vorrei utilizzare tutti questi missili, puntati contro il cuore degli Stati Uniti, compresa New York”, dichiarò al London Daily Worker, giornale del partito comunista inglese.
Secondo lui la  la causa della rivoluzione ben valeva il sacrificio della popolazione cubana: “Cuba è l’esempio tremendo di un popolo disposto all’auto-sacrificio nucleare, perché le sue ceneri possano servire da fondamento per una nuova società” – dichiarò.
Chissà cosa ne pensavano i cubani….
Pare che non ne sapessero nulla di questo scellerato piano!
Ovviamente i sacrificati sarebbero stati SOLO i cittadini del popolo, perchè Guevara, Fidel e Raul Castro avevano già preso contatti con l’ambasciata sovietica per ottenere asilo nel bunker antiatomico sotto l’ambasciata…
Vigliacco all’infinito! Guerrigliero con la vita degli altri! Come tutti i comunisti del resto, lo vediamo ogni giorno.
Fu anche il promotore di campi di lavoro forzato, o campi di concentramento, a Cuba per “rieducare” i giovani al comunismo, cioè inculcarglielo con torture e violenze, pena la morte.
Sappiate che in quei campi ci finirono anche donne e bambini.
Il primo creato dall’Ernesto in persona fu quello di Guanahacabibes, destinato a “rieducare” le persone che non gradivano tanto la sua rivoluzione.
“A Guanahacabibes inviamo coloro che non devono stare in prigione, coloro che hanno commesso reati contro la morale rivoluzionaria, sia gravi che lievi” – affermava il Che in una riunione del Ministero dell’Industria nel 1962.
Su esempio di questo lager vennero creati gli Umap, Unidades Militares de Ayuda a la Producciòn che potevano contenere oltre 30.000 prigionieri.
In un rapporto del 1967 della Commissione Interamericana dei Diritti Umani si legge:
“I giovani sono reclutati a forza dalla Polizia e rinchiusi in questi campi di lavoro, senza nessun tipo di processo giudiziario né diritto alla difesa. (…) Questo sistema svolge due funzioni: a) facilitare manodopera gratuita allo Stato; b) castigare i giovani che si rifiutano di partecipare alle organizzazioni comuniste” .
Numerose persone furono arrestate e deportate nelle UMAP a causa della loro omosessualità. Gli omosessuali, infatti, erano fortemente disprezzati dall’ideologia castrista perchè considerati “espressione dei vaolori decadenti della società borghese”, e appellati con il dispregiativo di maricones ( froci o finocchi per intenderci).
Già nel 1963 gli omosessuali vennero perseguitati prima dell’invenzione degli Umap con una campagna governativa chiamata Operazione P ( cioè prostitute, protettori e pederasti): il governo individuava gli omosessuali,che per loro erano tutti tassativamente pedofili, li arrestava e li rinchiudeva in carcere con indosso un’uniforme su cui capeggiava una gigantesca P.
Altri gruppi di persone finirono nei campi di concentramento del Che:

  • cattolici, testimoni di Geova, evangelisti, avventisti e praticanti delle religioni cubane;
  • persone classificate come parassiti o “elementi anti-sociali”: prostitute, barboni, tossicodipendenti, chi ascoltava il rock e roll e tutti coloro che venivano considerati socialmente inutili;
  • dissidenti, controrivoluzionari, cittadini non “entusiasti” della rivoluzione socialista, soggetti che non si piegavano alle regole del lavoro, individui che esprimevano le loro opinioni sul governo o in generale nemici della società.

Nel 1965 si contavano già 45.000 prigionieri e tutti avevano subito torture: tra le preferite ideate dal Che in persona c’erano le scariche elettriche sui testicoli, per i maschi.
Come ennesima presa per i fondelli all’ingresso del campo di prigionia cubano a Cayo Diego Perez campeggiava la scritta “El trabajo los harà hombres” (cioè “Il lavoro li renderà uomini”). Avrà copiato quello di Auswitzch?
Numerose testimonianze raccontano di come il Che fosse solito dilettarsi nello sparare in testa al prigioniero omosessuale, ovviamente ben legato ( si sa mai…).
Tra i suoi massacri in prima persona ricordiamo anche le decine di vittime CIVILI nella città di Santa Clara, invasa nel 1958 dalle truppe rivoluzionarie al suo comando.
Divenuto Procuratore del Tribunal Revolucionario di stanza al Forte La Cabaña, nel solo anno 1959, ordinò l’esecuzione di 104 dissidenti, anche se testimoni parlano di 800 esecuzioni.
“Non possiamo ritardare la sentenza —diceva il Che ai suoi collaboratori — Siamo in rivoluzione. Le prove sono secondarie”.
Nel suo Diario dalla motocicletta, nel 1952, scriveva:
“Bagnerò la mia arma nel sangue e, pazzo di furore, taglierò la gola a qualsiasi nemico che mi capiti fra le mani. Sento le mie narici dilatarsi con l’acre odore della polvere da sparo e del sangue dei nemici morti”.
E nel suo discroso all’Assemblea Generale dell’ONU, il 12 dicembre 1964, dichiarò: “Fucilazioni? Certo! Noi abbiamo fucilato, fuciliamo, e continueremo a fucilare finché sarà necessario. La nostra lotta è fino alla morte!”.
Ricordiamo anche, sempre per i trinariciuti ignoranti, che prima della rivoluzione Cuba era un’isola piena di cultura!
Nel 1950 contava 1.700 scuole private e 22.000 pubbliche: il più alto indice di scolarità nell’America Latina. Il 23% del bilancio era speso nell’educazione. Nel 95% delle abitazioni c’era una radio, attraverso cui ci si poteva sintonizzare su oltre 140 canali. Il Paese contava ben sette case discografiche, alcune multinazionali, 600 cinema e 15mila juke box.
Parecchi artisti cubani erano diventati star di Brodway e le tv americane trasmettevano in diretta da Cuba; il turismo era alle stelle e i cubani potevano tranquillamente andare in America serviti da ventotto voli giornalieri e quattro traghetti navetta.
L’economia volava anche lei:gli investimenti cubani negli Stati Uniti, alla vigilia della rivoluzione, superavano il mezzo miliardo di dollari.
Poi arrivò la rivoluzione e il cancro comunista: quasi tutti gli artisti cubani furono costretti all’esilio, fu impedito l’ingresso agli artisti stranieri, le musiche e le mode americana ed europea furono messe al bando perchè giudicate imperialiste.
Come scritto prima si finiva in un campo di concentramento solo per il fatto di ascoltare rock ‘n roll in casa propria, oppure  indossare jeans o utilizzare vocaboli anglosassoni. Cominciarono a dare la caccia per le strade ai ragazzi con i capelli lunghi e troppo moderni per il regime. I cinema vennero chiusi tutti tranne uno, rigorosamente sotto regime ( capite perchè ai comunisti piacciono gli integralisti islamici? Sono praticamente UGUALI!).
Ovviamente il Che era il principale istigatore di questa repressione:
“Ho giurato davanti al ritratto del vecchio compagno Stalin di non mollare fino a quando non avrò annientato questi polipi capitalisti – dichiarava, affermando che:
“per costruire il comunismo occorre creare l’uomo nuovo” .
Si, lo schiavo!
L’unica musica permessa ai giovani erano  “i cantici rivoluzionari” e l’Ernesto sottolineava loro che dovevano “concentrarsi sul lavoro, sullo studio e sul fucile (…) abituandosi a pensare e agire come una massa, seguendo le iniziative (…) dei nostri capi supremi” .
Già: massa erano e massa sono rimasti…..
intanto adesso Cuba è un paese arretrato, con scarsissima o nulla tecnologia, povertà quasi assoluta e la cultura, poca, in mano al regime.
Ad esempio in ambito artistico ogni cosa deve prima avere l’approvazione del regime prima di essere esposta ad una mostra, idem i film al cinema, tra i quali non figurano i film americani,ma il governo finanzia cineasti del posto dopo averli sottoposti al suo rigido esame.
Come ultima cosa riporto alcuni stralci dei Testi Politici di Guevara: chissà se qualche trinariciuto che sventola la sua maglietta li avrà mai letti:

“L’odio come fattore di lotta. L’odio intransigente contro il nemico, che permette all’uomo di superare i suoi limiti naturali e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo senza odio non può distruggere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta: nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento. Renderla totale”.

“Amo l’odio, bisogna creare l’odio e l’intolleranza tra gli uomini, perché questo rende gli uomini freddi e selettivi e li trasforma in perfette macchine per uccidere”.

“La via pacifica è da scordare e la violenza è inevitabile. Per la realizzazione di regimi socialisti dovranno scorrere fiumi di sangue nel segno della liberazione, anche a costo di vittime atomiche”.

Bel paladino amate, complimenti!
Ricordo anche a tutti che morì implorando pietà! Non certo come un eroe come tutti gli ignoranti propagandistici rossi vogliono far credere!

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Anche Massimiliano Bastoni, consigliere comunale della Lega Nord, fa notare «come questo eroe della libertà, da medico illuminato, si dilettasse ad infliggere scariche elettriche ai testicoli degli omosessuali rinchiusi nel lager cubani del suo compagno di merende Fidel. All’entrata dei lager era stato scritto Il lavoro vi farà uomini». Se Che Guevara fu un’anima battagliera per molti, per nessuno può essere considerato uno spirito libero.

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La lunga prigionia di un innocente

Mentre nel sempre più disastrato nostro Paese transitano impuniti clandestini terroristi, dall’altra parte dell’oceano, nella democratica America, un innocente è rinchiuso da oltre 40 anni in carcere per un reato che non ha commesso.
E nessun presidente, nemmeno il tanto osannanto fallimentare Obama, il peggior presidente americano di sempre, ha mai mosso un dito per lui.
Troppo scomodo…..
Sto parlando di Leonard Peltier, attivista Nativo Americano del noto movimento AIM, American Indian Movement, movimento per i diritti dei Nativi Americani, accusato ingiustamente di omicidio.
Ma prima di parlare dell’ingiustizia che sta subendo, come la sta subendo tutto il suo Popolo da oltre 500 anni, parliamo un po’ di lui.
Leonard Peltier nasce a Grand Forks, Nord Dakota, il 12 Settembre del 1944.
Suo padre, Leo Peltier, era per un meticcio, mezzo francese e mezzo Chippewa; sua madre, Alvina Robideau, metà Chippewa e metà Lakota.
Leonard cresce in una grande famiglia composta da ben 13 tra sorelle e fratelli.
Quando Leonard ha solo 4 anni i suoi genitori divorziano e lui e la sorella Betty Ann vengono affidati ai nonni paterni, Alex e Mary Dubois-Peltier, e dal quel giorno vivrà nella Anishinabe, la comunità Chippewa in America (  chiamata Ojibwe in Canada ) della Turtle Mountain Indian Reservation, la Riserva destinata al Popolo Chippewa nel Nord Dakota, antico territorio della tribù prima dell’invasione europea.
A nove anni i nonni lo iscrivono alla scuola indiana di Wahpeton, North Dakota, una scuola di imbarco indiana gestita dall’Ufficio per gli affari indiani (BIA), su cui è meglio non esprima commenti!
Nel 1957 Leonard si laurea e torna a vivere con il padre nella Riserva delle Tartarughe.
Qualche anno dopo, nel 1965, si trasferisce a Seattle, Washington, e dopo anni di lavoro duro diventa proprietario di una carrozzeria.
Diventa un vero attivista per la difesa dei diritti, da sempre violati, dei Nativi Americani, il mitico AIM citato prima, e quindi comincia ad essere attenzionato dal governo cagasotto e con la coscienza sporca, e accusato di varie cose, come accade sempe a chi difende il proprio Polpolo e le proprie tradizioni ( qui si viene accusati di nazionalismo e populismo, come se fossero qualcosa di brutto!).
Nei primi anni ’70 partecipa alla drammatica protesta di Wounded Knee, durata 71 giorni, finita, come sempre, con un massacro di Nativi Americani, ma trascorre la maggiorparte dell’occupazione Milwaukee, accusato di tentato omicidio di un agente militare fuori servizio. Accusa da cui fu poi assolto perchè MAI commessa.
Ma, come tutti i membri attivisti dell’AIM, diventa un personaggio mooooltoi scomodo!
Quindi ogni scusa è buona per accanirsi contro di lui e gli altri membri: come
Anna Mae Aquash, indiana Mi’kmaq, uccisa in circostanze misteriose sempre in quegli anni e a cui furono amputate le mani per renderne difficile il riconoscimento, e Leonard Crow Dog, grande amico di Peltier, perseguitato per anni e anni per il suo attivismo.
Edè proprio da Crow Dog che una mattina di Settembre, nel 1975, ben 185 marescialli federali e squadre SWAR si presentano con la solita arroganza e mancanza di rispetto per cercare Leonard.
Lo accusano di duplice omicidio di due federali!
Questi i fatti, le false accuse costruite ad hoc per disfarsi per sempre di un attivista dell’AIM:
il 26 giugno 1975, due agenti dell’Ufficio Federale di Ricerca (FBI), Jack Coler e Ron Williams, di 27 e 28 anni, fanno irruzione in una PROPRIETA’ PRIVATA, il Jumping Bull Ranch,  nella Riserva Lakota di Pine Ridge, in borghese e senza mezzi marcati, senza nemmeno identificarsi come ufficiali di polizia!
Dovete sapere che DA SEMPRE gli Indiani subiscono atti di violenze ed aggressioni nelle loro proprietà da parte di bastardi figli di invasori non ancora paghi di come li hanno ridotti.
Ebbene, codesti sprovveduti agenti, secondo la versione ufficiale, avrebbero violato una proprietà privata senza permessi e senza avviso per arrestare un ragazzo, tale Jimmy Eagle, perchè avrebbe commesso qualche furtarello in giro, tra cui quello di un paio di stivali in un negozio ( con tutto quello che i bianchi hanno rubato e continuano a rubare li Indiani…..altro che galera!).
Accusa gravissima! Degna di un’irruzione armata in proprietà privata!
Avevavo addirittura seguito il suo furgone rosso fino al ranch.
Per ragioni sconosciute, provabilmente perchè gli Indiani avevano scambiato gli agenti in borghese per i soliti aggressori violenti, inizia una sparatoria.
Gli agenti chiamano anche rinforzi.
Una famiglia con bambini piccoli si trova intrappolata nel fuoco incrociato senza nemmeno sapere il perchè.
L’FBI, il BIA e la polizia locale, accorsi in massa, continuano a sparare e ad attendere ulteriori rinforzi. Infatti è risaputo da sempre, la storia insegna, che bastano pochissimi Indiani, poco e male armati, a fare il culo a un esercito di bianchi vigliacchi!
Un po’ come successe nell’epica Battaglia di Little Big Horn in cui finalmente crepò quello scarto schifoso di Custer.
Alle 16:30 le autorità trovarono i corpi di Williams e Coler presso il loro veicolo e alle 6, tirarono lacrimogeni e penetrarono nel ranch, trovando il cadavere di Joe Stuntz, un giovanissimo Nativo, con addosso la giacca da federale di Coler.
Ovviamente nessuno indagherà mai sulla sua morte. Perchè era solo un Indiano.
L’FBI inizia immediatamente l’inchiesta sulla sparatoria e sulla morte dei due agenti, la cosiddetta inchiesta RESMURS, segnando così la più grande sconfitta della sua storia.
Agenti vendicativi sparano sulle case del Bull Ranch lasciando i segni dei proiettili sulle pareti e sui ritratti di famiglia, altri membri dell’FBI, armati con fucili d’assalto, terrorizzano  gli abitanti di Pine Ridge nelle loro case.
Senza alcun motivo.
Nessun organo governativo tutela minimamente i Nativi.
Inizia una lunga e schifosa manipolazione dei mass media in cui i fatti vengono vergognosamente montati a favore degli agenti.
Ma vengono ben presto smentiti da giornalisti un po’ meno schifosi e schiavi del governo.
Addirittura il direttore dell’FBI, Clarence Kelley, fu costretto a ritirare parecchie delle sue dichiarazioni fasulle una volta messo davanti ai fatti reali.
Ma questo non basta a fare giustizia.
L’FBI focalizza molto rapidamente le indagini su coloro che odia e teme di più: gli attivisti dell’AIM, in particolare montano un caso contro Leonard Peltier, colpevole di avere anche lui un furgone rosso simile a quello di Jimmy.
Anche se alla fine gli agenti ammetteranno che Jimmy Eagle non era nemmeno presente durante la sparatoria e lo hanno anche scagionato per il furto, mai avvenuto, degli stivali ( quindi chi hanno inseguito e perchè?).
Gli investigastori falsificano e modificano prove e indizi, modellandoli in maniera che le accuse vengano dirette proprio contro Peltier, il quale risultava ancora fuggiasco per l’omicidio mai commesso e accusato di volo illegale dalla polizia di Milwaukee.
E solo contro di lui. Nessun’altra persona presente nella proprietà del Jumping Bull Ranch è stata indagata per la sparatoria.
Procuratori e agenti federali fabbricano prove su prove contro di lui, compresa la cosiddetta “arma da omicidio”; presentano false testimonianze estorte attraverso interrogatori CON TORTURE, tipo inquisizione.
L’FBI divulga che nel conflitto a fuoco Williams era morto a causa di una pallottola che gli aveva perforato la mano per finire in testa, uccidendolo all’istante. Coler, già ferito, sarebbe stato colpito due volte alla testa in stile esecuzione. Nel veicolo degli agenti furono trovati 125 fori di proiettile, molti calibro .223 (5.56 mm). Gli agenti dell’FBI conclusero che entrambi erano stati uccisi a breve distanza dalla stessa arma, un fucile calibro .223.
Peltier aveva recentemeten acquistato una station wagon Plymouth in Colorado e la polizia si mette subito a cercare la sua vettura.
Ne inseguono una simile, ma pare con i colori invertiti, e intimano al conducente di uscire, ma questo gli spara e fugge a piedi.
Gli agenti lo identificano subito come Leonard Peltier.
Quindi gli danno la caccia e lo arrestano in Canada, a casa di un amico presso cui si era rifugiato.
Guarda caso era disarmato….
Nel primo processo svoltosi a Cedar Rapids, due Indiani accusati insieme a Leonard furono scagionati, in quanto i loro avvocati riuscirono a dimostrare che per loro fu legittima difesa .
Nel secondo processo presso la corte distrettuale degli Stati Uniti a Fargo, Nord Dakota,  una giuria di soli bianchi ritiene colpevole Peltier degli omicidi di Coler e Williams e il giudice conferma la sentenza nell’Aprile del 1977.
Leonard viene dunque condannato a due ergasoli consecutivi e da quel giorno non è più uscito dal carcere.
E tutto nonostante siano state dimostrate le irregolarità del processo e di parecchie prove accusatorie. Gli è sempre stato negato un appello nonostante le innumerevoli prove a favore della sua innocenza.
Possiamo solo immaginare quello che sta sopportando in carcere!

Ci sono stati interrogativi in merito alla colpevolezza di Peltier ed alla giustizia del processo, tra cui queste osservazioni fatte da chi credeva all’innocenza di Peltier, tutte ovviamente contrastate dall’FBI:

  • Un agente dell’FBI che testimoniò che gli agenti seguivano un pickup sulla scena del crimine (veicolo che non può essere collegato a Peltier) è accusato di aver poi cambiato la sua versione per descrivere un furgone bianco e rosso, un veicolo simile a quello che Peltier guidava.
  • La giuria che condannò Peltier era formata da soli bianchi in una città, Fargo, storicamente anti-indiana ed il processo presieduto da un giudice noto per il suo razzismo.
  • Dopo cinque anni, accurati esami balistici riuscirono a provare che i proiettili che uccisero i due agenti non appartenevano all’arma di Leonard, e molti dei testimoni che lo accusarono ritirarono le loro dichiarazioni, confessando di essere stati minacciati dall’FBI.

Inoltre, visto che nel 1975 l’FBI non registrava le conversazioni radio, c’è una discrepanza irrisolta tra gli Agenti circa il dubbio che Williamson avesse detto di inseguire “un camioncino bianco e rosso” o un “pickup bianco e rosso.”

Nel 2002 gli avvocati di Leonard denunciano l’ex direttore dell’FBI Louis Freeh e una lunga lista di ex agenti federali per violato i suoi diritti costituzionali e aver sistematicamente e ufficialmente orchestrato una campagna di disinformazione per impedirgli la grazia.
Verso la fine dell’amministrazione di Bill Clinton nel 2001 pare che si pensasse di concedergli la grazia. Ma i suoi oppositori hanno fatto una campagna contro questo, culminante in una protesta al di fuori della Casa Bianca a cui partecipano circa 500 agenti e famiglie dell’FBI e una lettera che si oppone alla clemenza del regista dell’FBI, Louis Freeh.
Quindi non se ne fa niente!
Nel 2002 Peltier ha presentato una causa legale nei tribunali distrettuali statunitensi per il Distretto di Columbia contro l’FBI, Louis Freeh e agenti dell’FBI che avevano partecipato alla campagna contro la sua petizione di clemenza, sostenendo di “impegnarsi sistematicamente e ufficialmente campagna sanzionata di disinformazione e disinformazione “. Il 22 marzo 2004 il reclamo è stato licenziato. Nel gennaio 2009, il presidente George W. Bush negò la petizione di Peltier alla clemenza prima di lasciare l’ufficio.
Nel 2016, l’avvocato di Peltier ha presentato un’applicazione di clemenza presso l’ufficio della Casa Bianca  e i suoi sostenitori hanno organizzato una campagna per convincere l’allora presidente Barack Obama a commutare la sentenza di Peltier.
La campagna includeva anche un appello di Papa Francesco e James Reynolds , un avvocato senior e un ex avvocato statunitense che ha supervisionato l’azione penale contro Peltier nel periodo di appello dopo il suo primo processo. In una lettera al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Reynolds ha scritto che la clemenza era “nel migliore interesse della giustizia nel considerare la totalità di tutte le questioni coinvolte”. In una successiva lettera al Chicago Tribune, Reynolds ha aggiunto che il caso contro Peltier “è stato un caso molto sottile che probabilmente non sarebbe stato accolto dai tribunali di oggi. È un brutto sovraccarico di etichettare Peltier un” assassino freddo “sulla base della prova minima che sopravvisse alle richieste del suo caso “. Il 18 gennaio 2017, due giorni prima che il presidente Obama abbandonasse l’ufficio, l’Ufficio dell’avvocato perdona ha annunciato che Obama aveva negato l’applicazione di Peltier per la clemenza.

Rimane il fatto che ad un uomo, già accusato ingiustamente di omicidio una volta, vengono negati i diritti fondamentali di difesa ed è ormai accertato che si ritrova prigioniero dello stato americano pur essendo INNOCENTE da più di 40 anni!
Perchè Indiano.
Perchè ha sempre combattuto per difendere i diritti e i valori del suo Popolo, violati ogni giorno da più di 500 anni dagli stranieri che si dichiarano americani e giocano a fare i patrioti in una terra che non gli appartiene.
L’America è degli Indiani, non degli invasori europei che l’hanno occupata spargendo sangue innocente.
Nessuno dei nuovi americani si sta vergognando per questo!
Peltier è di fatto un prigioniero politico!
Speriamo che qualcuno riesca a farlo uscire da quella prigione e che una volta tanto cisia giustizia per un Indiano.

 

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COME ELENA MARIA CHIARA, VIVO SIMILE ESISTENZA. ESSENZIALE LEGGERE IL LORO APPELLO

Sirena Guerriglia Blog

Le due famose “Witty Girls”, Elena e Maria Chiara Paolini, autrici della geniale pagina Witty Wheels, hanno scritto una lettera spettacolare al Presidente del Consiglio e ai Ministri.

La loro lettera è aperta alle nostre istituzioni ma anche a tutti noi, il loro appello riguarda la loro vita, la vita indipendente di tutti i disabili in situazione di solitudine, ma anche la mia, io sono sola con due genitori molto anziani, malati. Come Elena e Maria Chiara non cerco pietà ma vita, come loro combatto anche per la vita di tutti quelli che hanno bisogno di mani, di dedizione e di tempo altrui per alzarsi la mattina, per vestirsi, per lavarsi, per spostarsi e per tutte le cosiddette azioni necessarie al vivere, o meglio che del vivere sono premessa primaria.

Ringrazio Elena e Maria Chiara con tutto il cuore, mi unisco, nel mio piccolo, condividendo con gioia questa…

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