La lunga prigionia di un innocente

Mentre nel sempre più disastrato nostro Paese transitano impuniti clandestini terroristi, dall’altra parte dell’oceano, nella democratica America, un innocente è rinchiuso da oltre 40 anni in carcere per un reato che non ha commesso.
E nessun presidente, nemmeno il tanto osannanto fallimentare Obama, il peggior presidente americano di sempre, ha mai mosso un dito per lui.
Troppo scomodo…..
Sto parlando di Leonard Peltier, attivista Nativo Americano del noto movimento AIM, American Indian Movement, movimento per i diritti dei Nativi Americani, accusato ingiustamente di omicidio.
Ma prima di parlare dell’ingiustizia che sta subendo, come la sta subendo tutto il suo Popolo da oltre 500 anni, parliamo un po’ di lui.
Leonard Peltier nasce a Grand Forks, Nord Dakota, il 12 Settembre del 1944.
Suo padre, Leo Peltier, era per un meticcio, mezzo francese e mezzo Chippewa; sua madre, Alvina Robideau, metà Chippewa e metà Lakota.
Leonard cresce in una grande famiglia composta da ben 13 tra sorelle e fratelli.
Quando Leonard ha solo 4 anni i suoi genitori divorziano e lui e la sorella Betty Ann vengono affidati ai nonni paterni, Alex e Mary Dubois-Peltier, e dal quel giorno vivrà nella Anishinabe, la comunità Chippewa in America (  chiamata Ojibwe in Canada ) della Turtle Mountain Indian Reservation, la Riserva destinata al Popolo Chippewa nel Nord Dakota, antico territorio della tribù prima dell’invasione europea.
A nove anni i nonni lo iscrivono alla scuola indiana di Wahpeton, North Dakota, una scuola di imbarco indiana gestita dall’Ufficio per gli affari indiani (BIA), su cui è meglio non esprima commenti!
Nel 1957 Leonard si laurea e torna a vivere con il padre nella Riserva delle Tartarughe.
Qualche anno dopo, nel 1965, si trasferisce a Seattle, Washington, e dopo anni di lavoro duro diventa proprietario di una carrozzeria.
Diventa un vero attivista per la difesa dei diritti, da sempre violati, dei Nativi Americani, il mitico AIM citato prima, e quindi comincia ad essere attenzionato dal governo cagasotto e con la coscienza sporca, e accusato di varie cose, come accade sempe a chi difende il proprio Polpolo e le proprie tradizioni ( qui si viene accusati di nazionalismo e populismo, come se fossero qualcosa di brutto!).
Nei primi anni ’70 partecipa alla drammatica protesta di Wounded Knee, durata 71 giorni, finita, come sempre, con un massacro di Nativi Americani, ma trascorre la maggiorparte dell’occupazione Milwaukee, accusato di tentato omicidio di un agente militare fuori servizio. Accusa da cui fu poi assolto perchè MAI commessa.
Ma, come tutti i membri attivisti dell’AIM, diventa un personaggio mooooltoi scomodo!
Quindi ogni scusa è buona per accanirsi contro di lui e gli altri membri: come
Anna Mae Aquash, indiana Mi’kmaq, uccisa in circostanze misteriose sempre in quegli anni e a cui furono amputate le mani per renderne difficile il riconoscimento, e Leonard Crow Dog, grande amico di Peltier, perseguitato per anni e anni per il suo attivismo.
Edè proprio da Crow Dog che una mattina di Settembre, nel 1975, ben 185 marescialli federali e squadre SWAR si presentano con la solita arroganza e mancanza di rispetto per cercare Leonard.
Lo accusano di duplice omicidio di due federali!
Questi i fatti, le false accuse costruite ad hoc per disfarsi per sempre di un attivista dell’AIM:
il 26 giugno 1975, due agenti dell’Ufficio Federale di Ricerca (FBI), Jack Coler e Ron Williams, di 27 e 28 anni, fanno irruzione in una PROPRIETA’ PRIVATA, il Jumping Bull Ranch,  nella Riserva Lakota di Pine Ridge, in borghese e senza mezzi marcati, senza nemmeno identificarsi come ufficiali di polizia!
Dovete sapere che DA SEMPRE gli Indiani subiscono atti di violenze ed aggressioni nelle loro proprietà da parte di bastardi figli di invasori non ancora paghi di come li hanno ridotti.
Ebbene, codesti sprovveduti agenti, secondo la versione ufficiale, avrebbero violato una proprietà privata senza permessi e senza avviso per arrestare un ragazzo, tale Jimmy Eagle, perchè avrebbe commesso qualche furtarello in giro, tra cui quello di un paio di stivali in un negozio ( con tutto quello che i bianchi hanno rubato e continuano a rubare li Indiani…..altro che galera!).
Accusa gravissima! Degna di un’irruzione armata in proprietà privata!
Avevavo addirittura seguito il suo furgone rosso fino al ranch.
Per ragioni sconosciute, provabilmente perchè gli Indiani avevano scambiato gli agenti in borghese per i soliti aggressori violenti, inizia una sparatoria.
Gli agenti chiamano anche rinforzi.
Una famiglia con bambini piccoli si trova intrappolata nel fuoco incrociato senza nemmeno sapere il perchè.
L’FBI, il BIA e la polizia locale, accorsi in massa, continuano a sparare e ad attendere ulteriori rinforzi. Infatti è risaputo da sempre, la storia insegna, che bastano pochissimi Indiani, poco e male armati, a fare il culo a un esercito di bianchi vigliacchi!
Un po’ come successe nell’epica Battaglia di Little Big Horn in cui finalmente crepò quello scarto schifoso di Custer.
Alle 16:30 le autorità trovarono i corpi di Williams e Coler presso il loro veicolo e alle 6, tirarono lacrimogeni e penetrarono nel ranch, trovando il cadavere di Joe Stuntz, un giovanissimo Nativo, con addosso la giacca da federale di Coler.
Ovviamente nessuno indagherà mai sulla sua morte. Perchè era solo un Indiano.
L’FBI inizia immediatamente l’inchiesta sulla sparatoria e sulla morte dei due agenti, la cosiddetta inchiesta RESMURS, segnando così la più grande sconfitta della sua storia.
Agenti vendicativi sparano sulle case del Bull Ranch lasciando i segni dei proiettili sulle pareti e sui ritratti di famiglia, altri membri dell’FBI, armati con fucili d’assalto, terrorizzano  gli abitanti di Pine Ridge nelle loro case.
Senza alcun motivo.
Nessun organo governativo tutela minimamente i Nativi.
Inizia una lunga e schifosa manipolazione dei mass media in cui i fatti vengono vergognosamente montati a favore degli agenti.
Ma vengono ben presto smentiti da giornalisti un po’ meno schifosi e schiavi del governo.
Addirittura il direttore dell’FBI, Clarence Kelley, fu costretto a ritirare parecchie delle sue dichiarazioni fasulle una volta messo davanti ai fatti reali.
Ma questo non basta a fare giustizia.
L’FBI focalizza molto rapidamente le indagini su coloro che odia e teme di più: gli attivisti dell’AIM, in particolare montano un caso contro Leonard Peltier, colpevole di avere anche lui un furgone rosso simile a quello di Jimmy.
Anche se alla fine gli agenti ammetteranno che Jimmy Eagle non era nemmeno presente durante la sparatoria e lo hanno anche scagionato per il furto, mai avvenuto, degli stivali ( quindi chi hanno inseguito e perchè?).
Gli investigastori falsificano e modificano prove e indizi, modellandoli in maniera che le accuse vengano dirette proprio contro Peltier, il quale risultava ancora fuggiasco per l’omicidio mai commesso e accusato di volo illegale dalla polizia di Milwaukee.
E solo contro di lui. Nessun’altra persona presente nella proprietà del Jumping Bull Ranch è stata indagata per la sparatoria.
Procuratori e agenti federali fabbricano prove su prove contro di lui, compresa la cosiddetta “arma da omicidio”; presentano false testimonianze estorte attraverso interrogatori CON TORTURE, tipo inquisizione.
L’FBI divulga che nel conflitto a fuoco Williams era morto a causa di una pallottola che gli aveva perforato la mano per finire in testa, uccidendolo all’istante. Coler, già ferito, sarebbe stato colpito due volte alla testa in stile esecuzione. Nel veicolo degli agenti furono trovati 125 fori di proiettile, molti calibro .223 (5.56 mm). Gli agenti dell’FBI conclusero che entrambi erano stati uccisi a breve distanza dalla stessa arma, un fucile calibro .223.
Peltier aveva recentemeten acquistato una station wagon Plymouth in Colorado e la polizia si mette subito a cercare la sua vettura.
Ne inseguono una simile, ma pare con i colori invertiti, e intimano al conducente di uscire, ma questo gli spara e fugge a piedi.
Gli agenti lo identificano subito come Leonard Peltier.
Quindi gli danno la caccia e lo arrestano in Canada, a casa di un amico presso cui si era rifugiato.
Guarda caso era disarmato….
Nel primo processo svoltosi a Cedar Rapids, due Indiani accusati insieme a Leonard furono scagionati, in quanto i loro avvocati riuscirono a dimostrare che per loro fu legittima difesa .
Nel secondo processo presso la corte distrettuale degli Stati Uniti a Fargo, Nord Dakota,  una giuria di soli bianchi ritiene colpevole Peltier degli omicidi di Coler e Williams e il giudice conferma la sentenza nell’Aprile del 1977.
Leonard viene dunque condannato a due ergasoli consecutivi e da quel giorno non è più uscito dal carcere.
E tutto nonostante siano state dimostrate le irregolarità del processo e di parecchie prove accusatorie. Gli è sempre stato negato un appello nonostante le innumerevoli prove a favore della sua innocenza.
Possiamo solo immaginare quello che sta sopportando in carcere!

Ci sono stati interrogativi in merito alla colpevolezza di Peltier ed alla giustizia del processo, tra cui queste osservazioni fatte da chi credeva all’innocenza di Peltier, tutte ovviamente contrastate dall’FBI:

  • Un agente dell’FBI che testimoniò che gli agenti seguivano un pickup sulla scena del crimine (veicolo che non può essere collegato a Peltier) è accusato di aver poi cambiato la sua versione per descrivere un furgone bianco e rosso, un veicolo simile a quello che Peltier guidava.
  • La giuria che condannò Peltier era formata da soli bianchi in una città, Fargo, storicamente anti-indiana ed il processo presieduto da un giudice noto per il suo razzismo.
  • Dopo cinque anni, accurati esami balistici riuscirono a provare che i proiettili che uccisero i due agenti non appartenevano all’arma di Leonard, e molti dei testimoni che lo accusarono ritirarono le loro dichiarazioni, confessando di essere stati minacciati dall’FBI.

Inoltre, visto che nel 1975 l’FBI non registrava le conversazioni radio, c’è una discrepanza irrisolta tra gli Agenti circa il dubbio che Williamson avesse detto di inseguire “un camioncino bianco e rosso” o un “pickup bianco e rosso.”

Nel 2002 gli avvocati di Leonard denunciano l’ex direttore dell’FBI Louis Freeh e una lunga lista di ex agenti federali per violato i suoi diritti costituzionali e aver sistematicamente e ufficialmente orchestrato una campagna di disinformazione per impedirgli la grazia.
Verso la fine dell’amministrazione di Bill Clinton nel 2001 pare che si pensasse di concedergli la grazia. Ma i suoi oppositori hanno fatto una campagna contro questo, culminante in una protesta al di fuori della Casa Bianca a cui partecipano circa 500 agenti e famiglie dell’FBI e una lettera che si oppone alla clemenza del regista dell’FBI, Louis Freeh.
Quindi non se ne fa niente!
Nel 2002 Peltier ha presentato una causa legale nei tribunali distrettuali statunitensi per il Distretto di Columbia contro l’FBI, Louis Freeh e agenti dell’FBI che avevano partecipato alla campagna contro la sua petizione di clemenza, sostenendo di “impegnarsi sistematicamente e ufficialmente campagna sanzionata di disinformazione e disinformazione “. Il 22 marzo 2004 il reclamo è stato licenziato. Nel gennaio 2009, il presidente George W. Bush negò la petizione di Peltier alla clemenza prima di lasciare l’ufficio.
Nel 2016, l’avvocato di Peltier ha presentato un’applicazione di clemenza presso l’ufficio della Casa Bianca  e i suoi sostenitori hanno organizzato una campagna per convincere l’allora presidente Barack Obama a commutare la sentenza di Peltier.
La campagna includeva anche un appello di Papa Francesco e James Reynolds , un avvocato senior e un ex avvocato statunitense che ha supervisionato l’azione penale contro Peltier nel periodo di appello dopo il suo primo processo. In una lettera al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Reynolds ha scritto che la clemenza era “nel migliore interesse della giustizia nel considerare la totalità di tutte le questioni coinvolte”. In una successiva lettera al Chicago Tribune, Reynolds ha aggiunto che il caso contro Peltier “è stato un caso molto sottile che probabilmente non sarebbe stato accolto dai tribunali di oggi. È un brutto sovraccarico di etichettare Peltier un” assassino freddo “sulla base della prova minima che sopravvisse alle richieste del suo caso “. Il 18 gennaio 2017, due giorni prima che il presidente Obama abbandonasse l’ufficio, l’Ufficio dell’avvocato perdona ha annunciato che Obama aveva negato l’applicazione di Peltier per la clemenza.

Rimane il fatto che ad un uomo, già accusato ingiustamente di omicidio una volta, vengono negati i diritti fondamentali di difesa ed è ormai accertato che si ritrova prigioniero dello stato americano pur essendo INNOCENTE da più di 40 anni!
Perchè Indiano.
Perchè ha sempre combattuto per difendere i diritti e i valori del suo Popolo, violati ogni giorno da più di 500 anni dagli stranieri che si dichiarano americani e giocano a fare i patrioti in una terra che non gli appartiene.
L’America è degli Indiani, non degli invasori europei che l’hanno occupata spargendo sangue innocente.
Nessuno dei nuovi americani si sta vergognando per questo!
Peltier è di fatto un prigioniero politico!
Speriamo che qualcuno riesca a farlo uscire da quella prigione e che una volta tanto cisia giustizia per un Indiano.

 

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23 pensieri su “La lunga prigionia di un innocente

  1. Daniele

    Bellissimo articolo, e sempre viva i nostri amici indiani!!!

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  2. Molto interessante

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  3. La terrà della libertà esportatrice della democrazia.

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  4. Un articolo che fa pensare e parecchio. E come questo caso di ingiustizia collettiva e individuale ce ne sono a iosa nel mondo. Europei, conquistadores, missionari, ecc. spesso sotto obiettivi roboanti nascondevano meri interessi propri o dei regnanti che finanziavano le loro spedizioni. Minoranze schiacciate, potenti famelici….mah! Ubi maior minor cessat…

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  5. Una storia triste che testimonia lo stato di arretratezza di quella che si autodefinisce la bandiera delle democrazie mondiali…

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  6. Quando leggo queste storie,capisco e mi ricordo perché mi sento a mio agio nei boschi.

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  7. ROSARIO ZAPPALA'

    Di episodi come questo è piena la storia americana, un altro caso clamoroso è stato quello di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Da noi è diverso, ma anche qui l’ingiustizia regna sovrana

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