In ricordo di un Eroe

Eroe viene definito, nell’era moderna, colui che compie uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.
Questo per me era, ed è ancora, il grandissimo Paolo Emanuele Borsellino, magistrato italiano con il cuore fieramente a Destra, che poteva diventare il nostro presidente della Repubblica: 19 maggio 1992, infatti,nel corso dell’XI scrutinio dell’elezione del presidente della Repubblica Italiana, l’allora segretario del MSI, il traditore schifoso Gianfranco Fini, propose proprio Borsellino per la più alta carica dello Stato. Avremmo finalmente avuto un Presidente degno di tale carica, ma….dopo la strage di Capaci, in cui venne assassinato Giovanni Falcone, venne eletto Scalfaro (!).
Paolo Borsellino fu, insieme all’amico Giovanni Falcone, il più grande nemico della mafia.
Per questo quei bastardi vigliacchi lo assassinarono, insieme alla sua scorta, il 19 Luglio 1992 in via D’Amelio, due mesi dopo averi ucciso Giovanni Falcone.
Ma chi era Paolo Borsellino, oltre che uno dei più grandi eroi che l’Italia abbia mai conosciuto?
Era una persona semplice, ma molto dotata intellettualmente.
Nacque a Palermo il 19 Gennaio del 1940, nel quartiere chiamato Kalsa, nel centro storico della città, e da bambino giocava a calcio per le strade del quartiere dove conobbe l’inseparabile amico e collega Giovanni Falcone, di poco più grande di lui e con idee politiche del tutto diverse. Il che, essendo due persone estremamente intelligenti, non ne impedì la nascita di una grande amicizia e stima recirpoca.
Pare avessero l’usanza di salutarsi così: Borsellino faceva il saluto romano e Falcone gli rispondeva col pugno chiuso.
Aveva una sorella maggiore, Adele, un fratello e una sorella più piccoli, Salvatore e Rita.
Dopo la scuola media frequentò il Liceo Classico Giovanni Meli di Palermo e diventò subito direttore del giornale studentesco Agorà.
Finite le superiori si iscrisse all’università, facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo.
La sua famiglia era tutta di Destra e nel 1959 Paolo si iscrisse al Fronte Universitario d’Azione Nazionale, organizzazione degli studenti universitari missini, di cui divenne membro dell’esecutivo provinciale e fu eletto come rappresentante studentesco nella lista del FUAN, “Fanalino” di Palermo.
Il 27 Giugno del 1962 si laureò a 22 anni con 110 e lode: tesi su Il fine dell’azione delittuosa.
Alla morte del padre, avvenuta pochi giorni dopo a causa di una malattia, il giovane Paolo decise di mantenere viva la farmacia del padre dandola in gestione per un prezzo bassissimo fino alla laurea in Farmacia della sorella Rita, conseguita nel 1967.
Fu un periodo duro e di grandi sacrifici per tutta la famiglia Borsellino, e Paolo venne addirittura esonerato dal servizio di leva perchè unico sostentamento della famiglia.
Ma non si arrese mai e continuò tenacemente a lottare per i suoi valori e per la sua famiglia.
Nel 1963 partecipò a un concorso per entrare nella magistratura italiana classificandosi venticinquesimo sui 171 posti messi a bando: divenne il più giovane magistrato d’Italia e cominciò subito il tirocinio come uditore giudiziario.
Nel 1965 venne assegnato alla sezione civile del tribunale di Enna.
Nel 1967 fu nominato pretore a Mazzara del Vallo e nel 1969 pretore a Monreale.
Nel 1968 Paolo sposò la figlia di un magistrato, Agnese Piraino Leto, da cui ebbe tre figli: Lucia, Manfredi e Fiammetta.
Nel 1975, fu trasferito presso l’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, e da lì cominciò la sua tenace lotta alla mafia, con indagini sui rapporti tra i mafiosi di Altofonte e Corso dei Mille iniziata dal commissario Boris Giuliano, assassinato nel 1979, lavorando in stretto rapporto con il capitano Basile e con Rocco Chinnici, capo dell’Ufficio istruzione, con il quale instaurò un profondo legame d’amicizia e fiducia reciproca.
Il 4 Maggio del 1980 la mafia comincia a temere seriamente chi osa fronteggiarla e uccide il capitano Basile.
A Borsellino e alla sua famiglia, visto il pericolo e le minacce costanti, viene assegnata una scorta.
Nel 1983, il 29 Luglio, anche Chinnici viene assassinato dalla mafia con l’esplosione di un’autobomba: con lui perdono la vita anche due agenti di scorta e il portiere del suo condominio.
Prende il suo posto il giudice Antonino Caponnetto che istituisce il pool antimafia, un gruppo di giudici istruttori che si sarebbero occupati esclusivamente e insieme dei reati di stampo mafioso. Ne fanno subito parte Paolo Borsellino e Giovanni Falcone insieme a Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta.
Le indagini del pool puntano soprattutto accertamenti bancari e patrimoniali, vecchi rapporti di polizia e carabinieri ma anche su nuovi procedimenti penali, che consentono di raccogliere parecchio materiale per le indagini.
Contemporaneamente Giovanni Falcone raccoglie le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno,che portano a 366 ordini di cattura quelle di Buscetta e 127 mandati di cattura e arresti tra Palermo, Bologna, Roma e Bari quelle di Contorno.
Un grandissimo successo! E anche molto pericoloso.
La mafia non ci sta.
Il 23 Maggio 1992 viene assassinato anche Giovanni Falcone in un attentato dinamitardo sull’autostrasa A29 nei pressi di Capaci. Insieme a lui periscono anche la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonino Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Il 19 Luglio 1992, dopo aver pranzato con la moglie e i figli, Paolo Borsellino si reca in via D’Amelio a far visita all’adorata madre, sempre accompagnato dalla sua fedele e coraggiosa scorta.
Alle 16 e 58, appena Paolo esce dalla casa materna, i mafiosi di merda fanno esplodere una Fiat 126, rubata, imbottita di tritolo parcheggiata appositamente sotto casa della madre ( e pensare che Borsellino tempo prima e Antonino Caponnetto avevano chiesto il divieto di sosta in quella via, specie sotto la casa della madre di Borsellino.Ovviamente rimasero inascoltati…).
Paolo Borsellino muore insieme a  cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, agente della Polizia di Stato, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano, agente Polizia di Stati, Walter Eddie Cosina, Digos, e Claudio Traina, agente Polizia di Stato.
Unico sopravvissuto Antonino Vullo che in quel momento stava parcheggiando una delle auto di scorta che così descrisse così la tragedia:
«Il giudice e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l’auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l’inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L’onda d’urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c’erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto…».

I funerali di Paolo Borsellino si svolgono il 24 Luglio nella chiesa di S. Maria Luisa di Marillac, in periferia, in cui l’eroe era solito recarsi ogni domenica, in forma privata, senza la presenza dei politici: la moglie Agnese, infatti, ha accusato, giustamente, il governo di non aver saputo porteggere adeguatamente il marito.
Stessa cosa per i funerali di qualche giorno prima degli agenti di scorta: una folla inferocita non ha permesso l’ingresso dei rappresentanti di stato, tra cui il presidente Scalfaro, gridando: “Fuori la mafia dallo stato”.
Al funerale di Paolo Borsellino partecipano comunque circa 10.000 persone.
Queste le parole di Antonino Caponnetto durante l’orazione:

«Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto dovrà diventare e diventerà la lotta di ciascuno di noi».

Purtroppo pare che non sia proprio così.
La sua salma riposa nel Cimitero di S. Maria di Gesù a Palermo.

Nella sua ultima intervista, Paolo Borsellino racconta al giornalista del Tg1 Lamberto Sposini di sentirsi “un cadavere che cammina. io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche – confessa il magistrato palermitano – che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare“.

Ci tengo a sottolineare anche il valore e il coraggio dimostrati dalla scorta, di cui purtroppo non ci sono foto di tutti: bisogna avere un coraggio infinito e degli ideali solidissimi per fare da scorta a un Uomo della portata di Paolo Borsellino, costantemente minacciato dalla mafia. Questi impavidi agenti, come Borsellino e Falcone, sono l’orgoglio della Nazione intera e avranno per sempre la mia stima incondizionata.

E pensare che c’è qualcuno che si preoccupa della salute di Totò Riina, uno dei mandanti di questa strage, ricoverato proprio nell’ospedale della mia città!

 

 

 

 

 

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Emanuela Loi

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27 pensieri su “In ricordo di un Eroe

  1. Come sempre i tuoi articoli sono meravigliosi.
    Ti ringrazio per avermi fatto ripercorrere la vita e rivivere il coraggio di un grande uomo e di chi lo ha assistito con determinazione e sprezzo del pericolo…
    Onore a loro, ora e sempre!

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  2. Un grande uomo che non scendeva a compromessi, per questo dava fastidio….e non solo alla mafia!

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    • Infatti è verissimo che non lo hanno protetto abbastanza! La reazione dei palermitani ai funerali della scorta dice tutto

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      • Infatti, non lo hanno protetto, gli hanno nascosto le notizie che avevano sui progetti degli attentati contro di lui, lo hanno lasciato completamente solo, soprattutto perché si rifiutò di sottostare all’accordo da Stato e Mafia!

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      • Certo! Le persone come lui e Falcone erano troppo scomodi per uno stato colluso come il nostro. I risultati si vedono:mafia ovunque,da sud a nord! E nessuno che la combatte più come loro,chissà p

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  3. Un post grandioso di cui ti ringrazio molto e mi spiace di averlo letto in ritardo.
    Sherabbraccicari

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  4. Mi piace molto l’articolo, penso però tu abbia dato troppo risalto al pensiero politico di quest’uomo, supponendolo di destra, non ti nascondo che mi incuriosisce sapere da quale fonte hai tratto queste informazioni, sai, Borsellino come tutti gli uomini moralmente integri, era integerrimo nell’applicare la legge, aveva un altissimo senso della giustizia e dello Stato, ma non per questo lo si deve eticchettare come uomo di destra. Lui era…e basta!
    Fammi sapere le fonti….ti aspetto!
    Ciao 🙂

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    • Beh,la sua famiglia era dichiaratamente di Destra,lui all’università era con i missini,gli stessi missini lo volevano presidente della Repubblica,faceva il saluto romano (lo ha raccontato il fratello in più di un’intervista)….Si hanno notizie di questo dagli articoli di giornale,interviste a lui,alla famiglia e agli amici,e perfino su wikipedia o comunque internet.So che a qualcuno può dare fastidio,ma di eroi di Destra ce ne sono tantissimi,piaccia o no,e si sono sempre distinti per il coraggio,la lealtà,gli ideali profondi e tanto altro. Essere di Destra per me è un pregio:significa garanzia di profonda lealtà,giustizia e incorruttibilità dell’anima. L’ho messo in risalto proprio perché qualcuno preferisce ignorare questo suo essere di Destra che invece faceva parte di lui. Per noi di Destra é un onore essere di Destra ed essere riconosciuti tali. Poi un Uomo come lui ovviamente appartiene a tutti quanti gli italiani di ogni idea politica,italiani onesti che ogni giorno combattono contro la mafia e le ingiustizie.

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      • Ci sono storie mai raccontate perché scomode, storie che, mancando, falsano altre storie e il loro divenire. Il sud è in gran parte a destra, nel referendum del 46 voto’ monarchia. È storia.
        La cosiddetta “liberazione” al sud, occupato già dal 43 dagli alleati, fu una perfetta sconosciuta!
        I partigiani? Mio padre mi diceva (e mio padre era una persona seria) che nel giugno del 45 vennero a Palermo alcuni gruppi di partigiani comunisti e si piazzarono in un quartiere del centro vicino alla stazione centrale. Volevano fare propaganda e spiegare ai palermitani ciò che era successo e perché. Esposero tutti orgogliosi le foto di piazzale Loreto e si fregato o del tutto con le loro mani! In più pretendevano vitto e alloggio gratis in virtù di un ” eroismo e di una lotta” cui la città nn aveva partecipato! La città evidentemente non era antifascista e aveva come tutta l’isola del resto un altro polso della situazione e della storia. Dopo 4 giorni i partigiani ripresero il treno per il continente e sparirono, assieme alle foto di piazzale Loreto. Borsellino era di destra e allora? La lotta al cancro mafioso deve avere un imprimatur obbligatorio a sinistra? Perché stupirsi? l’Italia è un paese complesso privo di memoria storica ma Paolo stava a destra con buona pace di tutti.

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      • Era fieramente di Destra,come tutti quelli che lo sono,me compresa. Mussolini fu quello che diede una gran bella batosta alla mafia,la sinistra invece….Chi sta governando il paese? Chi è colluso? Non certo la Destra….I partigiani? Quelli comunisti mi hanno sempre fatto schifo:volevano sostituire una dittatura con un’altra ben peggiore,e uccisero gli altri partigiani,dopo la guerra,perché erano cattolici e non volevano diventare comunisti! Altro che eroi!!!

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  5. Tra l’altro Riina, da recenti intercettazioni, non solo non si è pentito di nulla, ma nonostante l’età e la malattia detta ancora legge verso l’esterno.

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  6. Bravissima Indy per questo post a memoria di Un eroe!

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  7. ROSARIO ZAPPALA'

    Un uomo grandissimo, altro che le mezze calzette filo sinistroidi che hanno fatto i presidenti negli ultimi anni… tutti “utili idioti” (utili al progetto sinistroide naturalmente).
    Noto dai commenti che qualcuno pensa che da un pensiero di destra non possano nascere grandi persone… mi viene da sorridere a pensare quanto lontani siano i trinariciuti dall’umanità che, con l’arroganza dei detentori della verità, vogliono piegare alle loro idee.
    Un’altra persona del suo stampo è stato il Generale Dalla Chiesa, anche lui sacrificato alla mafia e anche lui di destra :).
    Buon caldo venerdì Indy 🙂

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    • Grandissimo Ross! Concordo in tutto. Sai,noi di Destra facciamo ancora paura perché non riescono a metterci nel gregge. Eroi di Destra? Come ho scritto ce ne sono tantissimi e tutti orgogliosissimi di esserlo. Io mi vergognerei a far parte dei trinariciuti!

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  8. Ho letto tutto d’un fiato una storia che conosco a memoria seduto davanti al golfo della mia città che conosco a memoria. Potrai capire mai cosa significa per un palermitano passare davanti al palazzo in via d’Amelio? Palermo è piena di lapidi ma anche di auto blu con autisti e scorta al seguito ed io penso che nessun paese civile sarebbe sopravvissuto a due stragi come quelle. Paolo e Giovanni sono stati uccisi dallo stato! Non c’è alternativa o spiegazione diversa e adesso che son trascorsi 25 anni i tasselli risistematisi nel giusto modo raccontano una storia orribile e sarcastica assieme. La Sicilia ha dato due figli grandissimi e non è cambiato niente.
    Ho scritto dell’argomento tempo fa, ripubblichero’ il post. Volevo ringraziarti perché ancora passi da me.

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    • Posso solo immaginare cos’abbia significato per il popolo palermitano avere due Uomini come Borsellino e Falcone:voglia di rinascere,speranza,libertà contro la mafia,giustizia ed esempi di coraggio e determinazione da prendere ad esempio. Invece,poi,é tutto finito nel sangue! La gente ancora a testa bassa,stato/mafia a comandare! Hai visto la scandalosa sentenza di mafia capitale??? Da vergognarsi di essere italiani! Ma l’orgoglio nazionale mi torna subito quando penso ai grandi eroi che abbiamo avuto

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      • Indy oggi la guerra si combatte prima sulla sintassi e sul significato di certi termini che è andato volutamente perso. Per esempio se elimini la parola mafia da una sentenza compi un’operazione tremenda e subdola ma devi conoscere l’italiano e dimenticare l’ideologia corrente.

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      • Già. E mai rinunciare alla lotta contro chi vorrebbe rincoglionirci

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