Il giorno del ringraziamento

Il quarto giovedi di Novembre è un giorno molto sentito dai nuovi americani: è il giorno del ringraziamento!
Oltre che per l’immane strage di innocenti tacchini, oltre 40 milioni vengono massacrati perchè qualcuno fa festa,questo giorno ricorda ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, l’invasione degli europeri a danno dei Nativi Americani.
Accadde questo: i padri pellegrini, o puritani, che si sentivano perseguitati in Inghilterra, loro vera patria, per le loro idee un tantino troppo integraliste, decisero, nel XVII secolo, di abbandonare casa per recarsi nel Nuovo Mondo al di là dell’Oceano, più precisamente nell’America del Nord.
Nel 1620 a bordo della nave Mayflower, un manipolo di poco più di cento persone tra uomini, donne e bambini, approdarono sulle coste Americane.
Molti di loro si erano ammalati ed erano morti durante il viaggio.
Furbi com’erano arrivarono d’inverno e pensarono bene di stanziarsi su terre già abitate dai Nativi Americani. Ma a loro non importava molto e quindi costruirono le loro case e chiese sui terreni non di loro proprietà e cominciarono a cacciare nei territori altrui.
Presuntuosi com’erano si erano portati dei semi da casa con la pretesa che crescessero anche lì e dessero frutti.
Invece no: il terreno era diverso, il clima anche, insomma non crebbe un bel niente e gli sciagurati pellegrini si ritrovarono decimati con un altro inverno alle porte e senza provviste.
Per fortuna i Nativi Americani, anime grandi quanto candide, ebbero pietà di loro e indicarono agli invasori quali prodotti coltivare e quali animali allevare, ad esempio granturco e tacchini. E più di una volta divisero il cibo con loro per non farli morire di fame.
Pare che i pellegrini, irrispettosi come sempre delle cose altrui, scoprirono certi semi andandoli a rubare dalle dispense dei Nativi, per la precisione dei Winnebago, tribù che viveva nell’attuale Wisconsin.
Come ebbero i loro raccolti, gli ingrati invasori indissero un giorno del ringraziamento a Dio e non ai Nativi, ai quali dovevano di fatto la vita.
E non li invitarono affatto, come viene raccontato, al primo giorno del ringraziamento ufficiale: furono i Nativi a capitare dalle loro parti allarmati per il rumore di spari. E furono sempre i Nativi a condividere con i pellegrini la loro carne di cervo appena cacciata: fu per questo che pranzarono insieme!
Altro che gratitudine e inviti!
Non c’è mai stata gratitudine da parte degli stranieri invasori per l’aiuto offerto loro dai Nativi: i Winnebago fu una delle tribù che patì maggiormente la presenza oppressiva dei bianchi. La terra, che un tempo era loro, gli fu rubata e  per sempre negata anche come riserva.
Come se non bastasse il 29 giugno  1676  Edward Rawson, segretario della colonia del Massachusetts, fece un proclama ufficiale per la festa del tacchino per conto del governatore della contea di Charlestown il quale aveva deciso di indire un giorno di ringraziamento per celebrare la vittoria contro gli “indigeni pagani”, cioè gli stessi Nativi Americani che avevano accolto e condiviso il territorio con Bradford e gli altri fondatori della colonia di Plymouth, e per festeggiare la loro buona sorte che altro non era che merito esclusivo dei selvaggi Nativi pagani. Senza di loro i poveri stupidi pellegrini sarebbero tutti morti…..
La tradizione, poi, si estese a tutto il paese con date più o meno fisse.
Adesso si festeggia in America il quarto giovedì di Novembre e in Canada il secondo lunedi di Ottobre.
Questi scemi festeggiano, rendono grazie a tutti tranne che ai loro veri salvatori: gli Indiani!
Anzi, a loro hanno tolto tutto. Che bel ringraziamento!
Fossi un nuovo americano ci mediterei sopra parecchio….

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Quanta falsità!

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6 pensieri su “Il giorno del ringraziamento

  1. Credio che in queste feste i tacchini abbiano ben poco da festeggiare, così come in Italia gli agnelli a Pasqua.
    Nonostante io non sia vegetariano, non condivido questo collegare le festività al cibo, anzi alle vere e proprie stragi (come dici tu) di animali.

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    • Pasqua,ramadan,feste ebraiche,ringraziamenti vari…ogni occasione é buona per gli uomini per compiere stragi di animali innocenti. Ma che festa é se qualcuno muore? Nelle feste della mia Religione non ci sono morti in tavola,anche perché siamo tutti vegetariani,e condividiamo il cibo con gli animali domestici e selvatici perché sia davvero festa vera per tutti

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  2. Quanto hai ragione, sia sull’ingratitudine travestita da eroismo, sia sulla connessione cibo-festa.
    Personalmente la cosa che mi infastidisce di più è l’incoerenza di certe persone, io sono vegetariana ho fatto una scelta che può essere condivisibile o meno, non pretendo nulla dagli altri perchè della mia vita faccio ciò che ritengo giusto, ma quanto mi fa arrabbiare chi dice “eh si anche a me fanno un pò pena gli agnelli, infatti non vorrei mai vedere”.
    Beh, “non vedere” non significa “non succedere”.

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    • Io sento anche quelli che dicono di mangiare carne,ma se dovessero uccidere loro gli animali smetterebbero. Bell’ipocrisia! Se lo uccide un altro allora va bene,non è più un cadavere di un innocente quello che hanno nel piatto! Non sopporto chi paragona gli animali alle cose

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  3. Altra festa inutile.ecco perché gli americani sono obesi e diabetici.mangiano come porci.si deve ringraziare Dio che ha generato i prodotti da mangiare.ma chi gli andassero di traverso quei tacchini.

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