Le favole di Indy

Il violinista – seconda parte.
L’uomo, una figura distinta e slanciata, curatissimo e vestito molto elegantemente, con baffetti lunghi e sottili e i capelli scuri coperti da una tuba,  scese dalla carrozza e si avvicinò a Ludovico unendosi agli altri nell’applauso alla fine di un particolare virtuosismo.
<< Tu hai davvero del talento, ragazzo. >> – gli disse. E tutti si voltarono a guardarlo perchè un volto nuovo in un paese piccolo è sempre un grande avvenimento.
<< La ringrazio molto – rispose Ludovico arrossendo un po’ davanti una tal distinta figura – Ma sono solo un dilettante e non ho mai studiato musica. Riproduco solamente quello che sento in giro: il volo di un calabrone, il frinire delle cicale, il belato di una capra….>>
<< Perbacco! Tutto questo talento senza aver mai studiato. Bene: è ora che impari. Se lo vorrai ti porterò con me in città, sarai mio ospite e imparerai tutto quello che c’è da sapere sulla musica.
Suonerai nei teatri e non più nelle piazze di paese.A proposito: io mi chiamo Michele Waccho  >>
Quindi invitò Ludovico e la sua fidanzata Carlotta, che aveva seguito con partecipazione tutto il dialogo, sulla sua imponente carrozza tirata da quattro cavalli girigi, e li accompagnò alla fattoria del ragazzo.
Lì spiegò tutti i suoi progetti ai perpessi genitori di Ludovico e alla sua fidanzata.
<< Vostro figlio diventerà un musicista vero! Sarà famoso in tutto il mondo! E tu sarai la moglie di un uomo ricco e famoso che ti porterà in giro di città in città, in tutti i posti più eleganti, negli ambienti più rinomati! >>
<< La scelta spetta solo a te >> dissero i genitori a Ludovico.
Carlotta assentì solo con il capo: a lei non faceva certo piacere separarsi dal suo Ludovico, e non le importava niente di avere un marito ricco e famoso che le facesse girare il mondo: a lei piaceva il suo paese e la sua vita semplice di tutti i giorni.
Ma non voleva negargli un futuro migliore e la realizzazione dei suoi sogni per i suoi capricci da paesanotta.
<< Ti lascio tempo per pensare fino a domattina – disse Michele Waccho – Stanotte alloggerò in una locanda nel paese qui vicino. Domani passerò di qui se vorrai seguirmi >>
Così dicendo salutò agitando con grazia il cappello a cilindro e se ne andò.
Ludovico riaccompagnò a casa Carlotta che era diventata stranamente silenziosa. Proprio lei che era una chiaccherona nata!
<< Ma tu cosa ne pensi? >> – le chiese lui infine.
<< Penso che tu debba fare quello che ti senti di fare >> rispose lei.
<< Io voglio per noi un futuro migliore, una vita più facile, senza tribolazioni. Con i soldi che guadagnerei potremmo avere perfino una domestica a fare i lavori di casa! >>
<< A me piace la mia vita così com’è e mi piace anche il mio lavoro al forno e prendermi cura della mia casa. Ma se tu non sei soddisfatto della tua…. >>
<< Ma prova a immaginare: la città, una vita comoda, i teatri, i viaggi…. >>
<< E io cosa farei in città? Starei tutto il giorno ad aspettarti chiusa in casa?>>
<< Ma no, certo: mentre studio potresti andare a comprarti dei bei vestiti, passeggiare senza impolverarti le scarpe, conoscere gente nuova. Alla sera verresti in teatro con me e assisteresti ai concerti.>>
<< Ma a me piace fare il pane e i dolci! E i miei amici sono tutti qui, non mi interessa averne di nuovi. I vestiti mi piacciono quelli che mi cucio da sola, e in teatro mi verrebbe sonno!>>
Si guardarono intensamente negli occhi.
<< Sii sincero: ci vai per noi due o per te stesso? >>
<< Per noi due…..ovvio. Mi aspetterai? >>
<< Vedremo >>
Si diedero un lungo bacio. Lui le diede un papavero con una spiga di grano.
Poi Carlotta chiuse il portone di casa con il cuore in pezzi e la fioca speranza che lui cambiasse idea.
Ludovico rimase ancora qualche istante a fissare il portone, poi si avviò lungo il sentiero sterrato.
Calava la sera e tra gli alberi e i pini del bosco i lupi gli sussurravano:
<< Allora ci lasci Ludovico, te ne vai in città? >>
<< Si, per un po’. Ma poi torno.>>
<< E cosa ci vai a fare in città? Non stai bene qui con noi? >> fecero eco gufi e civette che cominciavano
a svegliarsi a quell’ora.
<< Vado a studiare musica. Diventerò un musicista >>
<< Ma tu sei già un musicista>>
Quando fece ritorno a casa era ormai buio.
Ludovico prese il suo violino e si sedette sulla riva del ruscello per un ultimo concerto con i suoi amici di sempre.
<< Allora te ne vai davvero, Ludovico? >> chiese una cicala.
<< Si, ma quando tornerò sarò un uomo di successo, un vero musicista >>
<< E quando tornerai? >> domandò una ranocchietta verde
<< Questo non lo so…..ma prima o poi tornerò >>
<< Ti ricorderai di noi quando sarai un musicista famoso? >> chiese un uccellino dal suo nido.
<< Non mi dimenticherò mai di voi! >> rispose Ludovico.
E cominciarono a suonare tutti insieme, Ludovico, i grilli, le cicale, gli uccellini e le ranocchie, sotto il grande salice che piegava la sua lunga chioma come un verde sipario.
I pesci misero la testolina fuori dall’acqua per ascoltare meglio, gli gnomi uscirono dal loro fungo accompagnando la musica con il battere delle mani,  le anatre selvatiche e i cigni ballavano sull’acqua che la Luna piena faceva risplendere di bagliori argentati, le lucciole creavano le stelle anche nel prato e le ninfe dello stagno ascoltavano estasiate a cavallo dei rospi.
Ludovico, in cuor suo, si chiese se i veri teatri potessero essere più belli di questo.
Suonarono insieme fino all’alba.
Poi Ludovico preparò il suo misero bagaglio, salutò la famiglia e gli animali.
Il cane Rufus guaiva e gli leccò più volte la faccia. I gatti Neve ed Ercolino, con più discrezione, gli si strusicarono intorno alle gambe.
Le mucche, le capre, le pecore e le galline gli lanciarono un ultimo saluto dalla stalla.
In quel mentre arrivò la ricca carrozza di Michele Waccho tirata dai quattro cavalli grigi e sbuffanti.
Dora e Bartolomeo, i pesanti cavalli della fattoria, li guardarono con occhio malinconico: << Adesso porterà a loro le cartote e le mele? E suonerà per loro la ninna nanna alla sera? >>
Anche ai nonni s’inumidirono gli occhi mentre guardavano il nipotino più piccolo salire su quella carrozza e andare via.
Perfino ai suoi rudi fratelli, anche se non lo ammetterebbero mai, nemmeno sotto tortura, dispiaceva pareccgio quella partenza.
Ludovico si voltà un’ultima volta a guardare la mamma e il papà che facevano finta di sorridere salutandolo con le mani piagate dal duro lavoro.
Mentre passavano dal paese mandò un ultimo sguardo al forno di Carlotta, riempiendosi le narici ed il cuore dell’intenso profumo del suo pane e dei suoi dolci.

Fine seconda puntata

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12 pensieri su “Le favole di Indy

  1. L'Internettuale

    Molto bella, amica mia!!!

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  2. L'Internettuale

    Mi piace anche il titolo, ben studiato!!

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  3. gian2014

    bene, aspetto il seguito….ma se la conclusione non mi piacerà, potrò avere l’onore di cambiarla?
    ciaooooo e buona domenica

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  4. Bellissima la scena quando suona e tutti gli animali gli chiedono di rimanere, di non dimenticarli e dii non andare :’)
    Bellissima storia ^^ Posso solo dirti che ho notato qualche errore di battitura ma nulla di grave 😉
    Attendo il seguito *.*

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  5. Riesco finalmente a leggere la seconda parte, intrigante! Attendo con ansia il seguito.

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