Le favole di Indy

Oggi voglio condividere con voi uno dei racconti che ho scritto, e che verrà presto pubblicato insieme ad altri, uno dei preferiti dai miei pargoli. Vediamo se piace anche a voi.
L’ho diviso in puntate così da rendere più leggera la lettura.

Il violinista

Un tempo lontano lontano, ai tempi del c’era una volta, in un paesino remoto che chissà se c’è ancora, viveva una famiglia di contadini.
C’era la mamma, Adele, una donna forte e robusta, con lunghe trecce bionde, il papà Aligi dalla lunga chioma corvina, i figli Alberto, Matteo e Ludovico, i nonni paterni Fabrizio e Rachele e i nonni materni Elena e Benito.
E con loro tutti gli animali della fattoria: qualche mucca, qualche capra, qualche pecora, galline e oche. I gatti Ercolino e Neve, il cane Rufus, i cavalli da tiro Dora e Bartolomeo, i colombi Giustino e La Dolce. A quei tempi si campava con poco.
Vivevano in una casa fatta di legno e pietre, con accanto la stalla, il pozzo per l’acqua ed un ruscello.
Tutti lavoravano nella fattoria di famiglia: la mamma mungeva le mucche, i figli Alberto e Matteo lavoravano nei campi e facevano la legna con il papà, i nonni intagliavano il legno e curavano l’orto.
Il più piccolo, Ludovico, era alto e magro, con lunghi capelli biondi e grandi occhi blu; non era forzuto e robusto come i suoi fratelli: le sue mani dalle lunghe dita affusolate si spaccavano quando tenevano in mano per troppo tempo sega, forca e zappa.
Così il suo compito era portare al pascolo le mucche, le pecore e le capre e raccogliere le erbe per insaporire i formaggi che avrebbero venduto al mercato insieme alle uova, il grano, il frumento e la marmellata.
Ogni giorno Ludovico saliva sui monti e, cullato dalle campanelle degli animali, sognava meravigliose melodie che trasformava in parole e poi in canto e infine in musica.
Era così appassionato che suonava con tutto: fili d’erba, piatti, bicchieri ( che erano tutti di legno), così che i nonni, quando ancora era un bambino, decisero di fargli il più bel regalo di tutti: costruirgli uno strumento, un violino tutto per lui.
Nonno Fabrizio scelse l’acero montano e l’abete rosso e costruì la tavola armonica ed il fondo; nonna Rachele con  l’ebano ed il ciliegio costruì il filetto; nonno Benito intagliò il manico e fabbricò le corde con lana di pecora, seta e argento; nonna Elena intagliò il riccio lo decorò.
Insieme lo assemblarono, crearono le due aperture simili ad effe, molto originali, lo dipinsero con resine vegetali di un bel color ciliegia.
I cavalli donarono alcuni crini per fare l’archetto.
Non vi dico la gioia di Ludovico quando ebbe il suo violino!
Non se ne staccò più e, cominciò ad allietare tutte le feste che si tenevano nel paese con la sua musica, e  la gente applaudiva e ballava felice.
Cantava e suonava così bene che gli uccellini si fermavano ad ascoltarlo e le rane uscivano dal laghetto per sentire meglio.
<< Però: sei proprio bravo! >> – gli disse una di queste seduta su un sasso.
<< E’ vero!  – confermarono le mucche, le pecore e le capre – noi lo sentiamo tutte le sere quando viene a darci la buona notte nela stalla: ci suona sempre una ninna nanna per farci addormentare. >>
<< Dovresti fare il musicista! >> – suggerì un’altra da una foglia che galleggiava sull’acqua.
<< Eh, non so – rispondeva  Ludovico – devo aiutare i miei genitori nella fattoria.
<< Questo non ti vieta di suonare e di cantare>> – diceva un uccellino dal suo ramo.
Più suonava e più diventava bravo.
E intanto  crebbe, diventò un bel ragazzo fine e delicato, sempre con lunghi capelli  biondi, che ormai arrivavano a metà schiena, e i suoi occhioni blu si soffermavano sempre di più sulla giunonica fornaia Carlotta ogni volta che andava in paese con il suo carretto per vendere.
Lasciava il forno per ultimo così poteva restare più tempo ad osservare Carlotta che macinava il frumento con la macina di pietra, impastava la farina per fare il pane e con uova e marmellata sfornava torte e dolci  il cui profumo allietava perfino il sonno dei morti al cimitero.
Ma ad allietare  Ludovico erano quei suoi fianchi rotondi, la boccuccia rossa come una fragola sempre sorridente e allegra, le guance paffute e rosee su cui comparivano graziose fossettine quando sorrideva, i capelli rossi e ricciuti che proprio non ne volevano sapere di starsene buoni sotto la cuffia e qualche ricciolo scappava sempre ribelle sulla sua fornte candida.
E poi quegli occhioni castani grandissimi e vivaci che gli sorridevano ogni volta che lo beccava a guardarla.
Eppure quando da bambini andavano a scuola insieme si facevano un sacco di dispetti!
Carlotta gi aveva perfino spiaccicato una torta in faccia davanti a tutti!
Vai a capire i misteri della vita!
Ogni giorno si fermava lungo il sentiero che portava al paese per scegliere un fiore da portarle: iris, rose selvatiche, margherite; d’inverno i bucaneve o il vischio. Ogni giorno un fiore.
Lei lo prendeva con delicatezza, lo annusava e poi sfoderava uno di quei suoi sorrisi con fossette che facevano venire le gambe molli e il movimento nello stomaco al povero Ludovico.
Si beava estasiato di quella visione fino a quando i suoi cavalli cominciavano a sbuffare stanchi di aspettare.
Allora i suoi occhi diventavano tristi e a Carlotta sparivano le fossette dalle guance.
Tornava a casa sconsolato, con il ricordo del viso di Carlotta impresso nel cuore.
Allora le sue canzoni erano tristi e malinconiche.
Ma tornavano allegre e vispe quando sapeva di doverla rivedere!
Non potendo più resistere lontani uno dall’altra decisero di fidanzarsi.
Poi lui le chiese di sposarlo e lei accettò con gioia.
Le famiglie di entrambi furono felicissime!
I nonni di Ludovico si proposero di costruire una grande casa con pietre e legno accanto alla loro, ma Ludovico tentennava: Carlotta era la sua principessa e meritava il meglio del meglio.
Lui era solo un povero pastore che suonava alle feste di paese!
A lei non importava niente perchè era abituata al lavoro duro e ad essere felice con poco, ma lui si tormentava e si ritormentava.
Finchè un giorno, ad una sagra in paese, uno straniero in carrozza si fermò ad ascoltare il sublime violino di Ludovico.

Fine prima puntata – 

Categorie: Senza categoria | 17 commenti

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17 pensieri su “Le favole di Indy

  1. Adoro le favoleeee. Bella. A quando la seconda puntata? 🙂

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  2. L'Internettuale

    Grande, scrivi anche racconti, pensa che anche io mi dilettavo a scriverli!!!

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  3. Bello…io adoro le favole! Attendo con trepidazione la prossima puntata.

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  4. Son curiosa di vedere come si svilupperà la storia…

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  5. Rosario

    E’ una fiaba bellissima, ricca di di particolari, e personaggi da sogno e con un ritmo… 🙂 e poi sarei io quello che scrive bene… Indiana, sei fantastica, per forza i tuoi bambini l’adorano 🙂

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  6. Davvero bellissima favola ** Sono ben curiosa di leggere il seguito!
    Sono davvero molto felice, finalmente, di aver letto qualcosa di tuo **
    Seguirò volentieri questa storia 🙂

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  7. gian2014

    e quindi non vissero felici e contenti, mi par di capire..c’è sempre un terzo incomodo…aspetto il seguito, ciao

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